"Rolling" Stoner non cade più. E in Australia esplode la mania

Il pilota Ducati era famoso solo per le scivolate. Ma a Phillip Island può diventare iridato. Ed è boom di richieste biglietti

Brno - D’accordo: la Yamaha non è competitiva come la Ducati e le Michelin sono inferiori alle Bridgestone. Ma non bastano queste due sacrosante verità per spiegare i 60 punti di distacco di Valentino Rossi nella classifica iridata. E se il fenomeno di Tavullia è così indietro in classifica è soprattutto perché sulla sua strada ha trovato un pilota straordinario. Casey Stoner probabile campione del mondo, chi ci avrebbe mai creduto quest’inverno? Nessuno, a essere onesti. Arrivato in Ducati quasi per caso, dopo che la Yamaha gli aveva improvvisamente chiuso le porte in faccia, forse perché Rossi non lo voleva al suo fianco (chissà se se ne sarà pentito...), e favorito dall’esagerata richiesta economica di Sete Gibernau, Stoner ha accettato un contratto di un anno, con opzione per il 2008 - naturalmente già riscattata e prolungata - a meno di un milione di euro. Una cifra enorme in assoluto, ma ridicola se confrontata con i guadagni multimilionari di Rossi, Capirossi e Melandri, ma anche Hayden e Pedrosa. Del resto, prima di quest’anno, non è che Casey avesse combinato granché, anche se nel 2005 aveva conteso il titolo mondiale della 250 a Pedrosa. Dotato di un talento straordinario, in moto da quando era un bambino, in Europa a cercar fortuna con le corse da quando aveva 14 anni, Stoner si è fatto subito notare, ma più per le numerose scivolate che per la sua velocità in sella. Cadeva così tanto che venne soprannominato «Rolling Stoner», nomignolo che, dice oggi Casey, «mi ha sempre dato fastidio». E fu proprio una caduta, in Australia, davanti ai suoi tifosi, a togliere a Stoner la possibilità di giocarsi il mondiale 250 fino all’ultima gara e la leggenda narra che l’anno scorso, a novembre, a Valencia, quando entrò per la prima volta nel box della Ducati, inciampò in una carenatura, rompendola. Solo una leggenda da paddock, probabilmente, che però fotografa bene come veniva considerato l’australiano. Ma appena salito sulla Ducati, il ragazzo ha smesso di cadere e ha continuato ad andare fortissimo, questo sì, come ha sempre fatto con una moto da corsa. «Quando correvo nel dirt track in Australia - dice con la solita timidezza - sono arrivato a fare fino a 45 gare in un giorno, vincendone più di 30». Lo dice come se fosse la cosa più normale del mondo: la stessa naturalezza che mostra dopo ogni, strepitosa vittoria con la Ducati. Stoner ha già vinto sette volte quest’anno e il suo vantaggio è così grande che già in Australia, con due gare di anticipo, potrebbe diventare matematicamente campione del mondo. «Sarebbe veramente un sogno», ammette facendosi di nuovo timido, anche perché, due giorni dopo, il 16 ottobre, compirà 22 anni. Ma le possibilità che Casey diventi il numero uno della MotoGP proprio a Phillip Island sono altissime, altro che sogno. Sempre ammesso che non lo vinca prima. Intanto gli organizzatori del GP australiano hanno fatto sapere che rispetto all’anno scorso la capienza delle tribune verrà aumentata del 40%, a fronte di richieste che segnano un +153%. È già Stoner-mania.