Rom ai domiciliari? Una farsa

Il caso a Roma. Pregiudicati, lasciano il campo nomadi per rapinare i turisti

da Roma

Due casi in un giorno, per dimostrare la scarsa efficacia degli arresti domiciliari per gli ospiti, pregiudicati, dei campi nomadi allestiti dal Campidoglio. Episodi che spingono il consigliere capitolino della «Destra», Fabio Sabbatani Schiuma, a chiedere al prefetto di Roma Carlo Mosca di chiudere il campo «modello» di Castel Romano, «covo di delinquenti», rispedendo «in patria gli irregolari che commettono reati».
Il primo episodio nella centralissima Trinità dei Monti. Otto ragazze nomadi, tutte pregiudicate e che avrebbero dovuto trovarsi agli arresti domiciliari nel campo rom di Castel Romano, sono state arrestate con l’accusa di rapina aggravata. Le otto, prima hanno circondato un turista americano in cima alla celebre scalinata, strattonandolo per sfilargli il portafogli. Poi hanno reagito al tentativo di difesa di quest’ultimo che si era accorto che le zingare lo stavano rapinando. Alla scena però ha assistito una pattuglia dei carabinieri che è subito intervenuta bloccando le otto giovani nomadi, di età compresa tra i 14 e i 29 anni. Le maggiorenni sono ora nel carcere di Rebibbia, le più giovani invece sono state accompagnate al centro di prima accoglienza di via Virginia Agnelli.
Ma le otto nomadi non sono le sole ad avere violato i domiciliari lasciando il proprio campo. Sempre ieri, tre rom 22enni di origine bosniaca sono stati fermati per un normale controllo nella periferia della Capitale, a Tor de Cenci. Erano tutti pluripregiudicati, e avrebbero dovuto scontare la propria condanna nel campo di Castel Romano dov’erano domiciliati. Ma si erano concessi una «gita» fuori porta. Ora sono a Rebibbia, con l’accusa di evasione. Rischiano l’espulsione. O magari i domiciliari.