Rom ai domiciliari nel cortile dei frati

Dove piazzare due rom agli arresti domiciliari? Per il Giudice del Tribunale di Monza, la risposta arriva da sé: nel cortile dei missionari Saveriani di Desio. Mica che i religiosi abbiano opposto resistenza, solo ci tenevano ad essere informati. Invece cinque mesi se li sono improvvisamente visti arrivare, montare la tenda e sistemarsi con le relative compagne. Tenda fortunatamente sostituita in questi giorni da una roulotte.
Trovati su un’auto piena di refurtiva e guidata da un maggiorenne i due zingarelli, uno di 16 l’altro di 17 anni, al termine del processo, e dopo una «sosta» al carcere minorile Cesare Beccarla, hanno beneficiato delle misure alternative. Inviati a dormire in una tenda piazzata, all’insaputa dei missionari, nel loro cortile. Insieme alle fidanzate, una pure in dolce attesa.
«I magistrati - spiega padre Virginio Simoncelli – con ogni probabilità hanno preso questa decisone, solo perché fino a qualche tempo fa da noi aveva la residenza il padre di uno dei due. Li avevamo ospitati perché potessero ricevere la posta e poi mandavano i figli a frequentare la scuola». Ora i genitori sono stati allontanati dalle forze dell’ordine. Ma sono rimasti i figli «Per cinque mesi nella tenda – aggiunge il Padre -. Non potevamo neppure ospitarli nella nostra struttura». Porte chiuse anche nel centro d’accoglienza del Comune: i giovanissimi rom, manco a dirlo, non hanno i documenti in regola.
Il 22 dicembre si è tenuta una nuova udienza sul caso. I missionari, l’assistente sociale e i rappresentanti dell’associazione di volontariato Kirvè hanno proposto una comunità dove avrebbero imparato anche un lavoro. Il giudice ha deciso diversamente: se ne riparlerà tra cinque mesi. Dovevano svernare in tenda. Senza acqua perché gela nelle tubature e con i servizi igienici inaccessibili.
Con una mano sul cuore i Saveriani si sono fatti in quattro per trovare almeno una roulotte. «L’altro giorno – aggiunge Padre Virginio – per fortuna è arrivata. Non potevano certo resistere con queste temperature polari». Nel frattempo i responsabili dell’associazione Kirvè, d’accordo con il magistrato di sorveglianza e le forze dell’ordine, si stanno impegnando per fargli riprendere un percorso formativo. Per evitare il carcere o, peggio, la tenda.