Rom, il blitz spiazza il Comune: «La polizia ci doveva avvisare»

L’assessore Moioli colta di sorpresa dallo sgombero: «Ora siamo in emergenza». Oggi vertice in Prefettura

«Se fossimo stati avvisati non ci troveremmo in questa situazione. Esiste un tavolo per i nomadi. E invece abbiamo saputo dello sgombero solo da don Colmegna» dice Mariolina Moioli, assessore alle Politiche Sociali del Comune, con il sorriso insolitamente tirato. «Come va? Potrebbe andare molto meglio» ironizza come può don Virginio Colmegna, direttore della «Casa della carità». «È stata l’esecuzione dello sgombero di un’occupazione abusiva reclamato dalla proprietà - assicura il prefetto Gianvalerio Lombardi - Sapete quanti privati richiedono alla polizia di far sgomberare i loro possedimenti?». «Un atto dovuto da parte della questura» concorda l’assessore ai Diritti dei cittadini della Provincia Francesca Corso.
Sarà. Tuttavia l’aria che ieri sera si respirava a palazzo Diotti, sede della prefettura, non era delle più rilassate dopo l’improvviso sgombero effettuato dalla polizia ieri mattina alle 5 in uno dei due campi nomadi di via Macconago, in fondo alla via Ripamonti e ai confini con il comune di Opera. Un’azione inattesa, che ha colto di sorpresa le autorità cittadine, costrette a far fronte in poche ore e a pochi giorni dal Natale, all’emergenza nomadi, riunendosi in fretta e furia in corso Monforte per decidere in poche ore come e dove dare ospitalità ai rom senza tetto.
Dei 102 nomadi sgomberati, infatti, solo diciotto sono finiti all’ufficio immigrazione di via Montebello per le pratiche di espulsione perchè clandestini. «Ma a quel punto bisognava trovare una soluzione per tutti gli altri » spiegano alla «Casa della Carità» di Crescenzago dove don Colmegna stanotte nell’auditorium ha ospitato 37 bambini con le loro mamme. «Una cinquantina di persone in tutto» precisa, al termine dell’incontro, il prefetto Lombardi, insistendo che si tratta di una soluzione provvisoria. «Domani mattina (oggi per chi legge, ndr) - conclude - ci riuniremo di nuovo per trovare una soluzione lungo termine».
Prefettura, Comune e Provincia ci tengono a sottolineare il clima di grande collaborazione. Ad assicurare che, superata l’emergenza della notte scorsa, quello dei nomadi «resta un problema importante» che tutti loro vogliono «gestire al meglio spalmandolo sull’intera provincia» per rendere la gestione delle persone in questione «ottimale e ridurre al minimo il disagio».
Intanto, però, se lo sconcerto per quest’azione improvvisa e decisa della questura è grande da parte delle istituzioni, i nomadi sono ancora più confusi. «Avevamo parlato con la proprietà, con Ligresti. - assicuravano loro stessi ieri mattina, in via Macconago -. Ci avevano assicurato che avrebbero costruito un ristorante, che avremmo dovuto liberare solo una parte della zona e noi avevamo dato la nostra parola. Perchè adesso ci mandano via da tutta l’area?».
Lo sgombero, però, si sussurra sia stato caldeggiato anche dall’Ieo, l’Istituto oncologico europeo fondato dal professor Umberto Veronesi e la cui dirigenza avrebbe deciso di allargare la struttura. «La proprietà? A noi non interessa sapere chi è la proprietà. Superata l’emergenza di stanotte quel che c’interessa è trovare una buona accoglienza per i nomadi. È solo la questura che ha i contatti con la proprietà» conclude il prefetto Lombardi. In via Fatebenefratelli, però, l’argomento «proprietà» è tabù.