Rom: commissario solo per gli aiuti

Campi nomadi fuorilegge, delinquenti e clandestini che vivono a centinaia nelle roulotte. La Martora, Casilino 900. Furti, accattonaggio, prostituzione e stazioni ferroviarie soppresse. Una miscela esplosiva: si chiama emergenza-rom.
A Roma lo stesso scenario di Milano, Napoli e del Veneto. Ma per il prefetto Carlo Mosca non c’è alcuna emergenza. «Questa parola si usa in presenza di interventi legislativi che sospendono lo ius, il diritto comune - dice Mosca -. Non è questo il caso. Siamo solo nelle condizioni di fare qualcosa per risollevare i livelli di vivibilità nei campi, dove il 40 per cento della popolazione è composta da minori sotto i 14 anni. Molti rom sono italiani, dobbiamo trovare per loro una sistemazione dignitosa». Una casa, un residence? Il discorso resta sospeso a metà. «Questa gente ha bisogno di assistenza - dice Mosca - in media non supera i 50 anni di vita». E i wc chimici distrutti per vandalismo? Il clima di omertà a Tor di Quinto, dove viveva in clandestinità l’omicida della Reggiani? Le baracche dove si prostituiscono i ragazzini? Le aggressioni, le sassaiole agli autisti dell’Atac? I clan dell’usura e l’impunità totale delle note famiglie sulla bocca di tutti? Tutto sotto silenzio, forse se ne parlerà la prossima volta.
Il prefetto ieri ha illustrato l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, che lo ha ufficialmente nominato Commissario delegato per fronteggiare lo stato di emergenza in relazione agli insediamenti nomadi nel Lazio, con particolare riferimento a Roma. Tra i compiti previsti dal documento c’è «il monitoraggio dei campi autorizzati e l’individuazione degli insediamenti abusivi, l’identificazione e il censimento dei nomadi». Nonché l’adozione delle necessarie misure per coloro che risultino (o possano essere) destinatari di provvedimenti amministrativi o giudiziari di allontanamento o di espulsione. Fra i compiti, anche interventi finalizzati a favorire l’integrazione sociale nei campi autorizzati, con particolare riferimento ai minori, alla lotta al commercio abusivo, all’accattonaggio e alla prostituzione e a favorire la scolarizzazione e l’avviamento professionale.
Il Prefetto però spegne sul nascere le attese, mette le mani avanti: «Non ho poteri magici, nessuno pensi che potrò risolvere tutti questi problemi». Entro 15 giorni sarà nominato uno staff. I mesi da luglio a settembre serviranno a monitorare gli insediamenti. I dati ufficiali a ottobre. Poi si vedrà. «Secondo i numeri di cui dispongo - afferma Mosca - i rom dovrebbero essere a Roma circa 15mila. Dobbiamo prestare attenzione ai campi autorizzati, ma senza trascurare quelli che non lo sono. Bisogna essere lì con la Croce Rossa, per attuare anche negli insediamenti abusivi un piano sanitario di assistenza». Toni bassi, nessuna misura straordinaria in arrivo. E i delinquenti? «Vanno allontanati, creano problemi a chi non delinque», risponde il prefetto. Di piani e di azioni contro la prostituzione, il commercio abusivo, lo spaccio, ovvero quello che prevede l’ordinanza, invece, non ne parla. Anche l’argomento scolarizzazione non è chiaro. «Penso possa essere utile l’autogestione dei campi da parte delle comunità» aggiunge il prefetto. Non c’è altro.
A Milano le famiglie rom vengono espulse se i ragazzini non vanno a scuola, e se non pagano un contributo su luce e acqua che consumano, come prevede nel Lazio una legge regionale mai applicata. Che intende fare il neo-Commissario a Roma? Impossibile saperlo, perché Mosca non risponde.