Rom, due mesi dopo la Provincia vuol cancellare pure le impronte

Arriva in aula con il «solito» ritardo la polemica sulla manifestazione in Prefettura. E la sinistra la evita

Scoppia in Provincia la guerra degli spazi comuni. A più di due mesi dalla contestata raccolta di firme contro il governo nel palazzo di rappresentanza locale del governo stesso (ossia la Prefettura, sede anche della Provincia), la giunta ha negato ancora chiarimenti in merito, scatenando l’ira dell’opposizione.
Teatro di battaglia il consiglio provinciale di ieri che aveva proprio al primo punto dell’ordine del giorno i fatti del luglio scorso, quando, nel chiostro medievale di palazzo Doria Spinola, era spuntato un banchetto dell’Arci per la raccolta delle impronte digitali in polemica con il decreto Maroni (che proponeva nuove misure di sicurezza inerenti ai rom). «Accogliamo la questione pregiudiziale del consigliere Gronda, non potendo disciplinare spazi che non sono di nostra competenza», ha tagliato corto la presidenza del consiglio. E così la questione è stato bypassata, uccisa, cancellata per un vizio di forma.
«Hanno certificato che possono fare cosa vogliono della casa dei cittadini», è la reazione indignata di Giuseppe Rotunno, capogruppo di Alleanza Nazionale che, insieme a Paolo Bianchini, capogruppo di Forza Italia, e Antonio Vaccarezza, suo vice, promette battaglia. «Ogni settimana chiederemo gli spazi comuni di questo palazzo per iniziative eclatanti e staremo a vedere quale risposta ci darà Repetto - preannuncia - in fondo questo posto è di tutti».
Insomma il sassolino che già sessanta giorni fa aveva provocato malumori e discussioni, rischia ora di trasformarsi in vera e propria valanga. Ad accendere la minoranza non è tanto il contenuto della manifestazione di luglio, ormai datata, quanto il fatto che la giunta non solo si sia permessa di concedere degli spazi pubblici a una contestazione evidentemente di parte ma che lo abbia fatto estromettendo il consiglio e negando pure qualsiasi discussione democratica. Secondo Rotunno le ragioni di tale comportamento sono facili da comprendere: «Se aprissero il dibattito sarebbero in difficoltà: sanno bene che molti esponenti della stessa maggioranza non hanno gradito di essere stati scavalcati».
In attesa di vedere la polemica spostarsi in quelle aree comuni su cui il consiglio pare non avere alcuna voce in capitolo e delle quali la giunta sembra poter fare ciò che vuole, ci sono ancora però alcune vie ordinarie che la minoranza può percorrere. «Presenteremo una mozione - annuncia Bianchini - vogliamo delle risposte. Soprattutto se si pensa che a luglio il presidente dell’Arci era stato invitato senza neppure averlo chiesto...».