Rom muore a 17 anni con la moglie per salvare dalle fiamme la famiglia

Il ragazzo è riuscito a portare fuori dalla baracca i genitori, due sorelle e una nipote. Poi è rientrato per aiutare la sua compagna incinta, ma non ce l’ha fatta

Patricia Tagliaferri

da Roma

È stato il primo, dopo essere stato svegliato dal fumo, ad accorgersi che il container dove viveva con la famiglia nel campo nomadi Casilino, a Roma, era avvolto dalle fiamme. Sasha, 17 anni e un cuore grande così, si è precipitato fuori e ha cominciato ad urlare per avvertire i parenti del pericolo. Il padre e la madre lo hanno sentito, hanno preso per mano i più piccoli e si sono messi in salvo. Ma in quella scatola di ferro che gli faceva da casa, ora in balia del fuoco, era rimasta Lijuba, la sua giovanissima sposa, 16 anni e incinta di due mesi. Sasha non ha esitato a rientrare aprendosi un varco tra le fiamme per cercare di salvare anche lei. Non ce l’ha fatta. È rimasto intrappolato, con la moglie. I loro corpi carbonizzati sono stati ritrovati poco dopo dai vigili del fuoco tra le lamiere contorte ed annerite del container.
E la tragedia, avvenuta all’alba di ieri in via dei Gordiani, inevitabilmente riaccende i riflettori sulle condizioni degli accampamenti della capitale, dove non sempre sono garantite le condizioni di sicurezza. Questo, in particolare, abitato da 210 persone di nazionalità serba e bosniaca, è stato attrezzato dal Comune 8 anni fa e poi distrutto completamente da un incendio. Tre anni fa è stato rimesso in piedi e dotato di prefabbricati con fogne, elettricità, acqua e servizi igienici. Anche gli strumenti antincendio erano stati dati regolarmente in dotazione ai rom. Ma ieri, nel momento del bisogno, gli abitanti del campo non erano in condizione di affrontare l’emergenza in attesa dei vigili del fuoco. Le prese per l’acqua c’erano, ma non le lance. Erano state tolte e forse, qualcuno sussurra, vendute proprio dai nomadi. La stessa veranda di legno costruita artigianalmente di fronte al container probabilmente dai suoi inquilini, la prima a prendere fuoco, era piazzata proprio sopra ad una delle prese d’acqua d’emergenza e dunque resa inutilizzabile. I pompieri ci hanno messo 8 minuti ad arrivare, ma non hanno potuto fare nulla. Il sacrificio del giovane Sasha si era già compiuto. È stata probabilmente una stufetta elettrica difettosa a provocare l’incendio, ma sarà l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma a stabilire le esatte cause della tragedia, L’ipotesi di reato su cui indaga il pm Carlo Luberti è quella di morte come conseguenza di altro delitto.
«Mamma, mamma, salvatele». Sono le urla di Sasha a rompere il silenzio del campo nomadi ancora avvolto nel sonno. La madre e il padre del coraggioso ragazzo, Pete e Gordara, si svegliano di soprassalto e tirano giù dal letto le sorella di Sasha, Sandra, 18 anni, e Lijuba, di 8 anni, e la nipotina Desirè, di 9 mesi. Manca Lijuba, sua moglie da due mesi. Appena Sasha si rende conto che la moglie non è riuscita a scappare si precipita di nuovo dentro. Da fuori gli altri rom non possono fare altro che assistere impotenti al compiersi della tragedia.