Rom schedati? In Alto Adige lo sono gli italiani

Il caso di Barbara Nerpas, 32 anni, bilingue: "Ho messo una croce sulle due “nazionalità”. Così ho perso i 27 mila euro che mi spettavano per comprare casa"

Milano - Ormai lo sappiamo: secondo il Parlamento europeo i nomadi non possono essere schedati. In Italia però un censimento su base etnica esiste da anni. Precisamente dal 1981, in Alto Adige. E in tutto questo tempo a Strasburgo non si sono mai preoccupati di difendere «la privacy» e «la dignità della persona» dei ricchi ed efficienti sudtirolesi.

I 485mila abitanti dell’Alto Adige sono quasi al 70 per cento di lingua tedesca. Il loro tenore di vita è in testa a tutte le classifiche, anche perché si tengono in casa quasi tutte le tasse che pagano. In cambio dei privilegi della loro autonomia, però, gli altoatesini sono tutti schedati: nome, cognome e gruppo linguistico di appartenenza. Ci sono tre opzioni: italiano, tedesco o ladino. E chi non accetta l’inquadramento, per ragioni di privacy, ideologiche o soltanto per distrazione? È successo a Barbara Nerpas, 32 anni, dipendente di un’associazione che aiuta i portatori di handicap. «Mi hanno censita nel 2001, e nessuno si è accorto di nulla. Ma quando quest’anno ho chiesto il finanziamento per la casa che la Provincia dà a tutti i residenti, mi hanno risposto che no, io non ne avevo diritto».

Funziona così: ogni 10 anni i funzionari della Provincia passano casa per casa, suonano il campanello, ti mettono in mano la penna e il modulo prestampato. Basta «barrare una casella» e scrivere nome e cognome. In cambio si gode di tutte le comodità della provincia di confine: servizi sociali d’eccellenza, mezzi pubblici sempre in orario, milioni di euro per iniziative culturali, oltre a un ricco assegno a fondo perduto per chi vuole comprare casa.

Naturalmente la stragrande maggioranza della gente è più che contenta di mettere quella crocetta sul modulo. A partire dai dirigenti dell’Svp, partito «di raccolta» della popolazione di lingua tedesca, che nella provincia è maggioranza assoluta. Barbara, però, di croci in quel foglio ne ha messe due: una alla voce «tedesco» e una alla voce «italiano». Il motivo? «Mi sono sbagliata... », prova a rispondere adesso, che ha già abbastanza problemi. Può succedere, ma è davvero strano. È sicura? «No, la realtà è che io sono perfettamente bilingue, e nella mia famiglia da generazioni si incrociano persone di radici diverse. Quando ho dovuto scegliere, ho deciso semplicemente di dire la verità. Avevo 26 anni, e non sono stata troppo lì a pensare a cosa rischiavo di andare incontro».

Barbara ha scelto di raccontare la sua storia, ma non è la sola a non aver accettato la «gabbia etnica» imposta dal censimento. Impossibile sapere dalla Provincia quanti hanno fatto come lei. Di sicuro il primo sfidare questo sistema era stato Alexander Langer, giornalista e politico radicale, tra i fondatori dei verdi. Nel 1994 si candidò a sindaco di Bolzano, ma fu escluso dalle liste perché tre anni prima si era rifiutato di firmare il censimento. Oggi però, mentre in tutto l’Alto Adige il Pd governa insieme all’Svp (e a Bolzano pure con Rifondazione comunista e l’Udc) la questione non è più all’ordine del giorno.

A Barbara, la Provincia avrebbe dovuto dare 27mila euro. Quando le hanno risposto di no, è corsa subito a cambiare la sua dichiarazione del 2001. Ma perché il documento diventi «efficace» devono passare 18 mesi: «E il finanziamento della Provincia viene dato solo entro 6 mesi dall’acquisto della casa, che io ho già comprato», spiega. Barbara ha fatto pure ricorso al Tar, ma il difensore civico le ha già detto che non ci sono chance di vincerlo. Insomma, il caso è chiuso. Resta una curiosità: alla fine quale gruppo linguistico ha scelto? «Il tedesco. Dicono che se sei di lingua tedesca, in Alto Adige la vita è più facile... Magari è solo una leggenda». E comunque questa è un’altra storia.