Rom, scontro sui tagli

L’"Opera Nomadi" denuncia: il Comune ha azzerato i fondi L’assessore Moioli: gli sforzi per l’integrazione non sono cambiati

«Centosettantamila euro in meno, come minimo. Su un tema delicato come quello delle politiche in favore dei rom l’amministrazione milanese ha il dovere di usare la massima trasparenza. Ancor di più quando si provvede a tagliare fondi che servivano a portare avanti progetti concreti». Maurizio Pagani, vicepresidente dell’Opera Nomadi di Milano, sferra l’attacco alla direzione delle Politiche sociali di Palazzo Marino. Calcolatrice alla mano e contratti rimasti nel cassetto.
«Cominciamo dalla vicenda delle nostre dieci mediatrici culturali: da settembre sono a casa, in attesa di essere chiamate dal Comune a rinnovare il mandato presso le scuole dove la presenza di alunni rom è più consistente. Ma sappiamo che la volontà è quella di non firmare la convenzione».

La rottura viene dopo 13 anni di lavoro negli istituti «caldi», da via Console Marcello a piazzale Cuoco, passando per i quartieri Olmi e Gratosoglio, o in via Idro; perciò Pagani vuole vederci chiaro: «All’inizio ci avevano promesso che avrebbero assunto di nuovo le maestre con contratto a progetto. Poi però l’assessore Moioli si è sottratta agli accordi: il risultato è che, a quadrimestre quasi finito, molti bimbi rom non hanno messo piede nelle classi». Impossibile sbloccare la trattativa? «Credo ormai sia troppo tardi-. Al massimo passeranno alla gestione diretta, maè evidente la perdita in termini di qualità.Dicono di voler risparmiare, ma la gente non sa che si tratta di stipendi da nove euro l’ora. Il resto se ne va in tasse e assicurazioni». L’Opera Nomadi segnala un’altra serie di tagli al privato sociale. Il dato-base è il bilancio 2006: oltre 411mila euro di investimenti declinati in varie voci di spesa. Pagani fa notare che «da luglio scorso sono stati di colpo azzerati i quasi 105mila euro a noi destinati, dimezzati quelli di un’altra cooperativa (la “RomanoDrom”, ndr) che lavora per il controllo e la manutenzione delle strutture, nonché ridotti a zero i contributi ad una terza cooperativa (la “Nevi Bait”, ndr) che si occupava del funzionamento delle aree sosta. E dei 26mila in borse di studio nemmeno un terzo finisce davvero alle famiglie rom». Indenni dalla sforbiciata sarebbero la Caritas Ambrosiana, l’azienda che fornisce i bagni chimici negli insediamenti autorizzati, e la “Casa della Carità”. Aggiunge il vicepresidente: «Sempre per la trasparenza, i milanesi avrebbero diritto di conoscere le risorse di cui beneficia la fondazione di don Virginio Colmegna, al di là del contributo di un milione di euro ricevuto per lo start up. Infatti, patto di legalità e riqualificazione di via Triboniano hanno richiesto sforzi aggiuntivi da parte delle istituzioni». Coda polemica: «Evidentemente, a differenza di altri, le nostre critiche al Patto - che nei fatti non cambierà di una virgola la condizione dei rom in città - hanno avuto l’effetto di un boomerang. Purtroppo questa amministrazione non apprezza la dialettica e preferisce l’appiattimento su decisioni imposte dall’alto».

Provocazione rispedita al mittente dall’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, che ribatte: «Pagani forse non sa che abbiamo appena assunto, direttamente a progetto, tredici mediatrici, con provata esperienza e specializzazione certificata, così da ripartire subito con i corsi. Era necessario gestire la situazione in maniera più responsabile e con la possibilità di una verifica immediata della loro buona riuscita, nell’ottica dell’inserimento di madri e bambini. Con o senza l’Opera Nomadi l’impegno nell’integrazione non cambia - assicura la Moioli -. Piuttosto, bisogna renderlo coerente con le altre azioni che presuppongono accoglienza solo in cambio di legalità. A peggiorare, semmai, dal primo gennaio di quest’anno è stato il contesto. Con la Romania nell’Unione europea e un governo nazionale totalmente indifferente al problema».