Rom, una spina nel fianco di Veltroni

La guerra sotterranea per la leadership del Partito democratico a livello nazionale si ripercuote negativamente su Roma. «È l’unica spiegazione plausibile - sostiene il consigliere comunale di An Marco Visconti - che si può dare alla strana agitazione che, da qualche giorno, pervade il sindaco. Evidentemente preoccupato - oltre che dei progetti dalemiani - di un naturale calo d’immagine provocato da recenti fatti di cronaca che hanno messo a nudo le vere emergenze della città, Veltroni si è buttato a capofitto sulle questioni riguardanti la sicurezza, non senza qualche palese contraddizione».
«Prima - continua l’analisi di Visconti - ha sollecitato un incontro con la comunità cinese, arrivando alla firma di un’intesa per “la piena integrazione della comunità asiatica”. Ma subito dopo è tornato a ribadire che l’Esquilino “è un quartiere modello”, come se il problema Chinatown non esistesse. Poi è stata la volta della sicurezza: ha scritto una lettera a nove ministri del governo Prodi sollecitando la loro attenzione sulle priorità della capitale e quindi ha stipulato il “patto per la sicurezza” con il Viminale».
Anche in questo caso, però - sottolinea l’esponente di An - «il sindaco si è mosso come un elefante in una cristalleria: si è appropriato di idee che facevano parte del programma di Fini quando si candidò al Campidoglio, nel 1993, tra le quali lo spostamento dei campi nomadi al di fuori del raccordo, suscitando le reazioni negative di una parte della sinistra e degli stessi nomadi. Poi per recuperare terreno, ha fatto sapere che si recherà presto in Romania a parlare con il sindaco di Bucarest perché «bisogna collaborare con il governo romeno su come accogliere i rom».
E mentre il Campidoglio fa sapere di avere già individuato le aree dove sorgeranno i quattro campi attrezzati, la Prefettura frena sui tempi del progetto. «Nessuno ci ha ancora spiegato - fa notare Marco Visconti - come sarà possibile eliminare le decine e decine di insediamenti abusivi sorti in ogni angolo della nostra città. Così come nulla si sa circa le risorse che dovranno essere trovate per i campi e per l’assistenza a decine di migliaia di persone».
Anche Francesco Giro, deputato di Fi e coordinatore del Lazio degli «azzurri», in una lettera aperta ai romani, li invita a riflettere: «Dobbiamo diffidare di quei sindaci - scrive Giro - che un giorno confessano il loro sogno di solidarietà e di dedizione agli altri, spinti addirittura all’estremo di una esperienza personale in Africa, e poi, il giorno dopo, tornano a concentrarsi, come se nulla fosse, sui loro progetti di potere». «Perché solo ora - si chiede il deputato di Fi - il sindaco Veltroni si accorge che Roma è una città malata, dolente e ripiegata su se stessa ? Perché solo oggi il sindaco Veltroni, dopo 14 anni di giunta di centrosinistra, compresa la sua, decide di prendere carta e penna e di scrivere una lettera a nove ministri?»