Rom, Tettamanzi prega e la sinistra fa polemica

Chiede per loro un miracolo: che il campo nomadi non ci sia più. Loro sono i rom di via Triboniano, alle spalle del cimitero Maggiore. Ma sono anche i vicini di casa, i cittadini del quartiere riuniti nel comitato Lago dei Tigli. Nessuno vuole più queste baracche, che ieri, nel giorno della benedizione natalizia del cardinal Dionigi Tettamanzi parevano sprofondare nel fango. «Il desiderio e la speranza è quella di chiudere questo posto e trovare una sistemazione più umana per questa gente» ha detto l’arcivescovo rimasto in piedi sotto la pioggia per due ore. A recitare il Padre nostro, ad ascoltare i violini dei ragazzini (un gruppo dai 6 ai 15 anni frequenterà l’anno prossimo il Conservatorio) a far finta di niente davanti alle parolacce (rivolte alle telecamere) e ai petardi buttati per creare scompiglio. Prima di incontrare i rom Tettamanzi ha ascoltato le richieste del comitato di quartiere, «questo posto è stato dimenticato per molti anni - ha esordito la portavoce Antonietta Spinella - Siamo stati per anni bersaglio di chi, approfittando della situazione di disagio, ha vissuto fuori dalla legge disattendendo sistematicamente le regole, garanzia di civile convivenza». Tettamanzi li ha paragonati al popolo descritto da Isaia (nel brano letto assieme) che ha camminato nelle tenebre e finalmente ha incontrato la luce. «La vostra speranza significa l’impegno di camminare nella legalità». Un richiamo quest’ultimo che l’arcivescovo ha fatto poco dopo davanti ai rom. «Quando non mi vedete è perchè ci sono don Massimo (Mapelli) e don Virginio (Colmegna), loro vengono qui anche a nome mio e di tutti gli italiani che vi vogliono bene. Noi adulti dobbiamo amare la nostra società e impegnarci insieme a rispettare la legge e i diritti». Ai più piccoli ha espresso l’augurio di poter andare a scuola perchè «vi renda capaci di affrontare il domani come tutti gli altri». E ha aggiunto: «Non abbiate complessi di inferiorità perchè il Signore ci ha fatti tutti preziosi». Se l’arcivescovo aveva inserito la visita in Triboniano fra gli appuntamenti natalizi per motivi pastorali, (il «fil rouge» è l’attenzione ai bambini poveri, ne parlerà anche durante la messa di Natale) la giornata di ieri si è rivelata una ghiotta occasione-vetrina per i politici di sinistra in cerca di visibilità. Da Milly Moratti, consigliera capogruppo di Milano civica agli ex candidati alle primarie Pd, l’architetto Stefano Boeri e il professore di diritto, Valerio Onida. Come mai? Effetto della sentenza del tribunale che ha stabilito per i rom il diritto alla casa popolare. Fra le baracche di Triboniano, Milly Moratti avvolta da sciarpona interista, prendeva sottobraccio ora Boeri, ora Onida dicendo a voce alta: «Non c’è nessuno del Comune, qui?». Onida ha approvato la sentenza dei giudici: «Avendo sottoscritto un patto non si può interrompere tantomeno al grido “non si devono dare le case ai rom” che è una discriminazione su base etnica». Insomma, politica. Ma l’arcivescovo è un pastore e la sua visita non aveva bisogno di attendenti.