Rom, Tognoli smentisce Penati «Mai offerte aree a Seregno»

Nessun «villaggio solidale» sui terreni della Fondazione Ospedale Maggiore. Rho sul piede di guerra contro un possibile campo sosta

Gianandrea Zagato

Come preannunciato: politici in vacanza e per i rom, i 79 sgomberati da via Capo Rizzuto, non c’è ancora una soluzione. Tutto rimandato a settembre. Anche la caccia alle aree per ospitare i nomadi. Magari sperando che la Provincia concretizzi gli impegni presi al tavolo prefettizio: infatti, sorpresa, non sembra disponibile nessuna delle cinque aree indicate, sia pubbliche che private. E, soprattutto, il «privato» smentisce di aver dato «disponibilità» al presidente Filippo Penati.
Notizia, quest’ultima, resa nota dal sindaco di Seregno, Giacinto Mariani (lista civica) che l’ha saputo dal diretto interessato: Carlo Tognoli, presidente della fondazione Ospedale Maggiore. «Me l’ha comunicato sia telefonicamente che con un successivo fax: Tognoli mi ha detto e scritto di “non aver mai dato la propria disponibilità a ospitare un campo nomadi su un terreno di proprietà della Fondazione“ che si trova sul mio territorio comunale». Prova di un «bluff», secondo il primo cittadino del comune brianzolo: «Penati sta giocando col fuoco. Prima fa sapere, attraverso la stampa “amica”, che a Seregno c’è un’area privata quale rifugio per i rom; poi, sostiene di essere estraneo alle indiscrezioni che, naturalmente, non smentisce e, infine, registrando l’altolà delle amministrazioni comunali del centrosinistra non sa più che pesci pigliare».
Interpretazione dei fatti accompagnata dal comunicato dove, l’inquilino di Palazzo Isimbardi, fa sapere che «non spetta alla Provincia decidere dove realizzare il villaggio solidale“, che «il compito assegnato alla Provincia è quello di ricercare possibili localizzazioni da sottoporre al tavolo interistituzionale“ e, quindi, «la responsabilità delle scelte sul nuovo insediamento è rimessa al tavolo». Comportamento politico che grida vendetta al cielo, mentre in quel di Rho si denuncia l’amministrazione comunale pronta a «regalare un villaggio turistico ai nomadi: villaggio che ai lombardi costerà circa un milione di euro». Esempio «di buonismo» che, ricorda la Lega, i cittadini rhodensi possono «bocciare» con il voto referendario dell’11 settembre, quello dove possano decidere «liberamente se accettare questa inconcepibile struttura o ripristinare la legalità cacciando per sempre chi ruba e delinque a casa nostra». Testimonianza che non si placa la polemica sulla questione rom, che lo scontro tra Provincia e sindaci del centrosinistra è ormai al calor bianco: indisponibili tutti a ripercorrere le tappe della solidarietà che, in nove anni, ha spinto Milano a mettere qualcosa come venti e rotti milioni di euro per offrire sostegno ai rom.
Impegno che la Provincia non onora, pure se la Casa della Carità di don Virginio Colmegna ha messo a punto il progetto del «villaggio solidale», struttura nata anche per volontà del banchiere Alessandro Profumo e degli imprenditori Carlo Cabassi e Massimo Moratti. Insieme per tentare di bissare l’impegno di Palazzo Marino e, quindi, imboccare quella strada che porta all’inserimento sociale dei rom. Sempre che Penati dia, finalmente, un’area dove i rom si possano sentire come a casa loro, rispettando ovviamente doveri ma avendo anche diritti.