Rom ubriaco uccise 4 ragazzi Il gip lo libera poi fa retromarcia

Il giudice di Ascoli cambia idea in ventiquattro ore. Mastella aveva minacciato un’ispezione. Il padre di Ahmetovic: <strong><a href="/a.pic1?ID=232645">&quot;La legge non è uguale per tutti&quot;</a></strong>

Invertendo i fattori il prodotto non cambia. Formuletta facile facile, incontrovertibile, in matematica. Un po’ meno se applicata alle regole del consesso civile. E soprattutto della Giustizia. Dove il prezzo di una vita non può essere solo numero, così come il peso di una scelta. Invece guardandola in cifre, almeno per qualche ora, questo era il risultato: se chi ha ammazzato quattro ragazzi guidando ubriaco può starsene quasi libero, allora perché sbatterlo in carcere per una «semplice, banale», tentata rapina?.

Così aveva deciso, l’altro ieri sera il gip di Ascoli Piceno Annalisa Gianfelice. Il caso, quello di Marco Ahmetovic, ricordate? Lo zingaro romeno dalla faccia contrita il giorno del processo (sei anni e sei mesi di condanna per omicidio plurimo), ma subito pronto a sorridere e a trasformarsi nel testimonial di una squallida campagna pubblicitaria una volta ai domiciliari. Lui, spaparanzato al sole nell’elegante residence di Ascoli, offertogli da un amico, mentre i genitori delle sue giovanissime vittime continuavano a gridare il proprio sdegno.

Qualche giorno prima di Natale il ventiduenne gitano era però tornato a rivedere il sole a scacchi. Motivo, forse «pretesto» di fronte a una libertà scandalosa: violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari. Diverse telefonate intercettate dai carabinieri, tra lui e un pregiudicato avevano convinto la Procura a chiedere e ottenere un inasprimento della misura restrittiva. Dal carcere Ahmetovic minacciò subito il suicidio. «A Natale mi ammazzo», ripeteva. Nulla. Nel frattempo il giudice Gianfelice si era riservata di decidere se l'inasprimento della pena fosse giustificato o se invece concedere di nuovo al rom i domiciliari (accogliendo la richiesta dell'avvocato Felice Franchi).

Ed ecco il solito pasticcio all’italiana. O meglio, un compromesso degno di Azzeccagarbugli. Il gip di Ascoli, con una decisione (duplice) ci ricorda quanto sia possibile giocare d’equilibrismo sul filo della legge. Forse spinta dall’ondata di sdegno provocata dalla sua decisione di concedere ad Ahmetovich gli arresti in casa, magari anche un poco intimorita dalle «minacce» d’ispezione promesse da Mastella, Annalisa Gianfelice, con l’ennesimo colpo di scena, ha giocato in zona Cesarini. Facendo retromarcia.

Niente domiciliari a Roma nel campo nomadi per il rom, come aveva invece deciso lei stessa ma nemmeno nel residence di Porto d’Ascoli dove Ahmetovic era già stato detenuto tre mesi, come stabilito dalla corte d’Appello di Ancona, competente sulla strage di Appignano. La gip, ecco la spiegazione, «ha tenuto conto della decisione della Corte d’Appello che, bocciando la destinazione del campo nomadi per pericolo di fuga, aveva precisato che, da indagini svolte dalla Procura generale, nel centro stesso potevano essere ospitate solo persone autorizzate dal comune di Roma». Autorizzazione che non era stata concessa ad Ahmetovic.

Lui, con le valigie in mano, stava per salutare i secondini, quando si è visto rispedire in cella. Aveva appena finito di dire: «Avrei preferito andare a Roma, ma mi basta tornare libero. Va bene così». Un boccone amaro, anche per il suo avvocato, Felice Franchi. Che attacca: «Vi sembra normale ciò che sta accadendo? Che un condannato per un omicidio stradale stia in carcere così tanto solo perché rom?».