Roma aggancia il Milan Per Zac esordio "pari"

Un rigore fantasma aiuta la nuova gestione, poi Mauri pareggia.<strong><a href="/sport/che_fantasia_milan_fantasia_ora_rischia_secondo_posto/01-02-2010/articolo-id=418346-page=0-comments=1" target="_blank"> Rossoneri fermati dal Livorno</a></strong> in casa, <strong><a href="/sport/7_vittoria_consecutiva_in_casa/01-02-2010/articolo-id=418348-page=0-comments=1" target="_blank">giallorossi in risalita</a></strong> con un tacco di Okaka in partenza

Il miglior attaccante della Juve è stato Saccani. Senza quel rigore (inventato) il viso di Zaccheroni si sarebbe fatto rosso sangue e il bilancio juventino rosso-verguenza. La prima di Zac è un pari: così lasciavano intuire le stelle e così è stato. Ma solo gli sprovveduti potevano pensare che bastasse la bacchetta magica di un nuovo condottiero per riabilitare una difesa ad effetto choc. Juve più tonica e reattiva del solito. La Lazio ha dato una mano evitandole gran grattacapi in fase d’attacco. Negli ultimi cinque incontri, a Torino, i laziali avevano pareggiato una sola volta: non è un bel segnale per il futuro bianconero. Anche la statistica volge al peggio. Juve forse più compatta, squadra con tanto «vorrei ma non riesco». Lazio meglio disposta a centrocampo assecondando Baronio. Juve che ha trovato miglior giocate nel moto continuo di Diego, ha fatto intravedere in Candreva quel giocatore con futuro da modellare: utile, ma non indispensabile.

Però la Signora dal vizietto non si smentisce mai. Dopo un primo tempo dignitoso e nel quale ha dato la sensazione di tener fra le mani la partita, se non proprio gli avversari, ecco la ripresa giocata nel giro di otto minuti: rigore inventato da Saccani (una mano di Diakite sulla spalla di Del Piero) con relativo gol del capitano, eppoi l’irrompere in area di Mauri, pronto a sfruttare il suggerimento di Zarate e il solito assenteismo difensivo juventino.

Che dire? Roba da far cascare le braccia. Juve al solito gruviera. Attacco al solito incomprensibile: Amauri fa il pivot, il gioco di sponda, corre ma non conosce l’arte del cannoniere. Diego e Del Piero non ce la fanno da soli. La squadra ha creato e magari giocato finalmente con ritmo un poco più sostenuto. La Lazio non si è presa spaventi, ma è bastato poco per uscire indenne. E sentir ancora una volta i fischi dello stadio torinese. Il dilemma bianconero è chiaro: per ora non resta che piangere. O fischiare.