Roma battezza il suo Festival a Venezia

«Non c’è pericolo di sovrapposizione tra le due manifestazioni», assicura Croff

Pedro Armocida

da Venezia

Lupa contro Leone. Così Tullio Kezich sul Magazine del Corriere ha ironicamente definito la battaglia che tra un anno vedrà contrapposti la Mostra di Venezia e il nuovo festival della capitale dal non proprio esaltante nome «Cinema - la Festa Internazionale di Roma». Guai però a parlare di guerra anche se gli interessi in gioco sono tanti. Ieri alla più affollata conferenza stampa del festival (George Clooney ha perso il primato), il ministro Buttiglione, i sindaci di Venezia e Roma Cacciari e Veltroni, il presidente della Biennale Croff e il presidente della Fondazione Musica per Roma Bettini, hanno cercato di buttare acqua sul fuoco.
Ha iniziato Croff col consueto piglio manageriale dicendo che «il panel così prestigioso che siede al tavolo dimostra l'obiettivo comune di promuovere la cultura nel nostro Paese». «Le due manifestazioni - ha aggiunto - rispetteranno il proprio posizionamento e nello spazio di azione comune sono pronte a fare sistema». Belle parole che però non placheranno gli animi surriscaldati qui al Lido, amplificati sulle colonne del Corriere del Veneto che ieri ospitava un’intervista a Giovanni Veronesi, regista di Manuale d'amore, con un de profundis sulla mostra veneziana.
Ma la più antica manifestazione cinematografica del mondo e anche una delle più prestigiose, può sentirsi veramente insediata dalla nuova iniziativa romana? Sulla carta certamente sì. Ieri sono state fornite le prime notizie ufficiali a partire dal nome del curatore Mario Sesti, una sorta di direttore-non direttore che si avvarrà della consulenza di Giorgio Gosetti e di un comitato scientifico ancora segreto (ma non ci sarà Irene Bignardi): budget di 8 milioni di euro (tutti locali: Comune, Provincia, Camera di commercio, Regione Lazio e una cordata di imprenditori guidata da Giovanni Malagò), svolgimento dal 13 al 21 ottobre 2006 nelle sette sale del nuovo Auditorium, 80 film selezionati, un concorso e una giuria internazionale, un mercato dei film.
E poi eventi speciali in giro per tutta la città, a piazza del Popolo, via Veneto, Fontana di Trevi, alla Casa del cinema (ma anche a quella del teatro, delle letterature, del jazz), al Palazzo delle Esposizioni, fino a Cinecittà. Insomma tutto quello che il Lido di Venezia non potrà mai avere. Cacciari ha ancora una volta ripetuto che se non si costruisce il nuovo Palazzo del cinema la Mostra morirà e Buttiglione gli ha risposto che i soldi non ce li ha. Intanto Croff, per salvare il salvabile, firma un non meglio definito protocollo d'intesa con la manifestazione romana e, dimentico delle antiche parole «timeo Danaos et dona ferentes», ospita Veltroni col suo insidioso cavallo di Troia.