Roma Capitale: 100 giorni di promesse e «protocolli»

(...) impegno solenne, preso dal Professore lo scorso 31 marzo nella sede dell’Unione di piazza Ss. Apostoli, quando in piena campagna elettorale sottoscrisse con il sindaco Walter Veltroni il testo del «Protocollo per Roma».
Tanto rumore per nulla quindi, a eccezione dei poteri speciali su traffico e mobilità concessi (fino al 31 dicembre 2008) a Veltroni dal Consiglio dei ministri dello scorso 4 agosto. Un provvedimento di natura diversa e che in passato aveva già riguardato anche Milano, Palermo e Catania. E ieri, per festeggiare la scadenza del periodo indicato (17 maggio-24 agosto), Alleanza Nazionale ha presentato il conto ai due firmatari del protocollo. «Ricordiamo tutti quella “solenne” firma - sottolinea Gianni Alemanno, attuale commissario della Federazione romana di An ed ex candidato sindaco del centrodestra per la Capitale - e come sia stato fatta pesare durante le elezioni amministrative. Da allora nessuna traccia di quel disegno di legge, né alcun dibattito in consiglio comunale per un comune impegno di maggioranza e opposizione a realizzare questo provvedimento, di cui peraltro non si parla nenche nel Dpf comunale.»
Alemanno invita poi il sindaco «ad aprire un dibattito serio sulla legge di applicazione costituzionale e sulla trasformazione di quella per Roma Capitale». Cioè la famosa legge 396 del 1990 che proprio nel protocollo Prodi si impegnava a «snellire e rifinanziare». E battaglia in aula Giulio Cesare è quella che promette il vicepresidente del consiglio comunale, Vincenzo Piso, per avere «risposte certe e non più promesse di Pinocchio. Non vorrei - commenta Piso - che questo ritardo sia dovuto a gravi responsabilità dello stesso Comune, che in tutti questi anni non è stato in grado di impegnare adeguatamente i fondi finora disponibili per la Capitale». Di «bluff» parla anche il capogruppo capitolino Marco Marsilio, che chiede al governo di presentare il ddl per Roma Capitale «entro la prima seduta del consiglio comunale del 14 settembre, altrimenti depositeremo le firme per convocare un consiglio straordinario».
Sulla vicenda è intervenuto infine il senatore di An, Francesco Storace, secondo cui «è fuor di dubbio che il governo non creda alla legge su Roma Capitale. È stato il ministro Chiti, in commissione affari costituzionali al Senato, a parlare della necessità di un chiarimento sull’art. 114 della Costituzione - in cui riconosce a Roma un ordinamento speciale disciplinato con una legge dello Stato - che evidentemente non serve a nulla, come diciamo da anni. A settembre reiteremo la richiesta di convocare Veltroni in commissione per capire cosa vuole dal governo e cosa si può dare alla Capitale».