Roma, la capitale delle discariche e dell’immondizia

Un’inchiesta di An dimostra la drammatica emergenza rifiuti che l’Ama nonostante l’aumento della Tari non riesce a gestire

L’Ama non ama i romani. O almeno questo sembrerebbe evidente considerando che in questi anni si sono moltiplicate le discariche a cielo aperto in ogni angolo della città eterna e che, a fronte di un aumento vertiginoso delle bollette propinato agli utenti per ripianare i debiti di bilancio, l’azienda municipalizzata non riesce ad offrire un servizio soddisfacente.
Lo dimostra l’inchiesta condotta da Samuele Piccolo, consigliere comunale di Alleanza Nazionale, vice presidente della Commissione Bilancio e membro della Commissione Affari Sociali e Scuola del Comune di Roma, su indicazione del deputato Gianni Alemanno. Il servizio-disservizio costa in media 161,56 euro a romano poiché, con una delibera approvata il 27 marzo 2007, il sindaco Veltroni ha accettato di ripianare proprio a spese dei romani la voragine provocata dall’allegra gestione dell’azienda tra il 2003 e il 2005, finendo per incrementare del 15.80 per cento la tariffa per le famiglie e di oltre il 30 per cento quella per le imprese. Ci sarebbe da aspettarsi, quindi, un servizio efficiente e soddisfacente. Ma non è così e lo testimoniano gli stessi utenti.
Nel XVII Municipio, che comprende Prati, il quartiere della Vittoria e una parte del Trionfale la rabbia è proporzionale al degrado. «Via Famagosta è diventata un letamaio - racconta una settantacinquenne intervistata da Piccolo - abito a Prati da cinquant’anni ma quello che mi tocca respirare e sopportare oggi è assurdo». Anche solo passeggiare per la strada è impossibile: bisogna fare lo slalom tra gli escrementi dei cani. «Qui gli spazzini passano ogni 10-12 giorni - denuncia un artigiano - quando apro l’officina mi ritrovo montagne di bottiglie. Se dovessi aspettare l’Ama sarei sommerso». La situazione non migliora a viale Angelico e nei pressi dello stadio, dove commercianti e ristoratori sono costretti a pulire da soli ogni mattina cartacce, bottiglie, foglie di platani e «regali» degli storni. Non va meglio spostandosi in periferia. A Colli Aniene pochi mesi fa è partita la sperimentazione della raccolta differenziata con recipienti diversi a seconda dei rifiuti domestici. I risultato? Le famiglie sono costrette a mettere le buste dell’immondizia sul balcone o abbandonarle in strada, perché l’immondizia viene ritirata solo una volta a settimana. Così il quartiere è una discarica a cielo aperto. «L’immondizia regna sovrana anche a via Togliatti e a Centocelle in via delle Mimose, caratterizzata da un vero e proprio tappeto di immondizia - racconta Piccolo -. Carrozzine, materassi, frigoriferi e lavatrici fioriscono invece in via Casilina, regno incontrastato della zanzara tigre. Così oggi possiamo vantarci del fatto che la città del cinema, del teatro e delle notti bianche è anche quella della monnezza».