Roma Capitale, il ministero bacchetta il Campidoglio

Poche e lacunose le schede sulle opere da realizzare

Michela Giachetta

Maggio 2006, a palazzo Chigi c’è un cambio al vertice. E così in tutti i ministeri. La commissione uscente di esperti su Roma Capitale, che ha il compito di verificare gli aspetti amministrativi e contabili relativi all’applicazione di quella legge e che fa parte del ministero delle Infrastrutture, ritiene «doveroso», il 26 maggio, inviare una lettera al neoministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro per informarlo sul lavoro svolto fino ad allora. Ma quel documento, più che un passaggio di consegne, si rivela una vera e propria denuncia nei confronti dell’operato dell’amministrazione capitolina proprio per quanto riguarda i progetti finanziati con la legge su Roma Capitale. «Ancora oggi, e sono passati cinque mesi, attendiamo una risposta - fanno sapere i tecnici della commissione della passata legislatura -. Eppure in quel documento abbiamo messo nero su bianco il comportamento non proprio cristallino tenuto dal Comune nei confronti del ministero». Parlano, gli esperti, di «tracotanza istituzionale» da parte del Campidoglio. Il riferimento è alle schede che i soggetti beneficiari di Roma Capitale (leggi: l’amministrazione capitolina, che di quella normativa beneficia per più del 70 per cento) devono inviare per legge agli uffici ministeriali per informarli sullo status del singolo intervento che intendono effettuare. Quelle schede sono l’unico strumento che il ministero ha per verificare l’andamento dei lavori. Il decreto ministeriale del 3 febbraio 2003, come è sottolineato nella lettera inviata a Di Pietro, permette, infatti, l’erogazione dei fondi anche sulla base di semplici programmi approvati che individuano l’ente beneficiario della somma e l’importo del finanziamento dell’intervento. In sintesi, si verifica il progetto e sulla base di quello si mette a disposizione il denaro previsto dalla legge su Roma Capitale. Ma il problema, sottolineano gli esperti, è che questo elemento, introdotto per semplificare le prassi amministrative, non ha più consentito un reale monitoraggio delle fasi di attuazione dei lavori, limitando le verifiche ai contenuti delle schede sui lavori, che il Comune deve trasmettere ogni sei mesi agli uffici ministeriali. Per questo è stato previsto che quelle schede fossero il più dettagliate e precise possibili. Caratteristiche che la maggior parte dei documenti inviati al ministero dal Campidoglio non ha.
«I controlli a campione e l’analisi eseguiti su un centinaio di schede informative dei progetti, trasmesse dal Comune nell’ultimo semestre hanno evidenziato una serie di anomalie», si legge nel documento spedito a Di Pietro. La commissione di esperti entra nel particolare: «Molte schede sono lacunose o prive dei principali dati richiesti», come la data di inizio o fine lavori del progetto preliminare, definitivo ed esecutivo o lo stato di attuazione dell’opera. Inoltre si sottolinea nella lettera, «le date indicate per gli interventi specificano il periodo in cui si è svolta una parte del lavoro, ma non forniscono mai previsioni per le fasi successive. Così è impossibile determinare la durata dell’attuazione o valutarne gli scostamenti dalle previsioni». Si parla anche di denaro nella lettera. Il ministero, infatti, ha richiesto di indicare nella scheda informativa la copertura finanziaria del singolo progetto, ottenuta sommando le risorse previste dalla legge su Roma Capitale a quelle stanziate dal soggetto attuatore o da terzi. Ma dai (pochi) documenti forniti dal Comune che indicano quelle cifre, risulta che gli impegni economici per l’attuazione dell’opera superano spesso le risorse previste dalla legge su Roma Capitale e quelle disponibili. In quegli stessi fogli, però, nel 18 per cento dei casi esaminati, non si indica come reperire il denaro mancante. «In tal modo - si legge nel documento - gli sforzi compiuti dal ministero nel semplificare le procedure di snellimento delle erogazioni, per andare incontro alle esigenze del Comune, non sono stati ripagati da questi ultimi». «L’amministrazione locale - concludono gli esperti - sta rendendo difficile il lavoro di monitoraggio sull’attuazione e ha complicato notevolmente alcuni aspetti amministrativi e contabili». Per cui, si sottolinea «l’esigenza di attivare opportuni provvedimenti per rendere efficace più il controllo». Ma, ad oggi, il ministero tace. E il Comune ha (e dà), letteralmente, carta bianca.