Roma, case popolari a prezzi stracciati

L’azienda della capitale perde ogni anno 50 milioni di euro. L’ex Iacp "dismette" 15mila alloggi, compresi quelli di pregio che saranno ceduti a meno del 15% del valore reale

Roma - Dopo le case degli enti e quelle di proprietà del comune, adesso nella capitale è arrivato il momento della svendita degli alloggi popolari dell’Ater provinciale. L’ex Istituto per la case popolari (Iacp) di Roma, infatti, ha trovato un solo modo per uscire da un buco di bilancio spaventoso (un miliardo di euro il debito strutturato, 50 milioni le perdite aggiuntive di ogni anno): vendere subito 15mila appartamenti, oltre il 28 per cento del patrimonio totale (circa 53mila gli immobili).

Case popolari, certo. Alloggi spesso in periferia, ovvio. Stabili in condizioni disastrate, nella maggior parte dei casi. Ma non sempre è così. Tra le proprietà dell’Ater figurano anche palazzi in zone centrali, magari da restaurare, ma il cui valore è certamente più alto di un monolocale in periferia. A Prati per esempio. Tra gli alloggi che finiranno sul mercato, infatti, figurano quelli di piazza Mazzini, viale Mazzini, via Sabotino e viale Carso. Eppure il prezzo medio cui verrà dismesso il patrimonio, parole del presidente dell’Ater Luca Petrucci, è di 60mila euro. Un’inezia in una città in cui i costi degli appartamenti sono alle stelle.

A denunciare da tempo le «stranezze» connesse alla svendita Ater è il capogruppo regionale del Lazio dei Socialisti riformisti Donato Robilotta. «Il presidente dell’Ater sta svendendo il patrimonio - attacca l’esponente socialista, assessore al tempo di Storace, ora nella maggioranza di Marrazzo -. A luglio la giunta ha modificato la legge regionale che impediva la vendita a chi non aveva diritto all’alloggio popolare con un piccolo aumento di prezzo di circa il 15 per cento». Così, per tornare all’esempio di Prati, case che valgono sul mercato un milione e 400mila euro saranno vendute a 150mila euro. E, come detto, potrebbero finire a chi non aveva nemmeno diritto all’immobile. «Nell’emendamento che avevo presentato io e che è stato respinto in giunta - prosegue Robilotta - avevo proposto di consentire sì la vendita di questi appartamenti di pregio anche a chi avesse un reddito superiore. Ma, a mio avviso, il prezzo doveva essere quello di mercato su cui applicare un piccolo sconto dell’ordine del 20 per cento. Ho chiesto da tempo che venga bloccata la vendita di questi stabili e di modificare la legge regionale. Ma Petrucci non ci sente».

Contro la decisione dell’Ater si è espressa anche Confcooperative Roma. «È sconsolante e sconcertante quanto sta avvenendo - le parole del presidente Carlo Mitra -. Questo accade quando è assente il concetto di “responsabilità” sia da parte della struttura chiamata a gestire e valorizzare un bene pubblico, sia da parte degli utenti beneficiari. Ciò non sarebbe mai accaduto e mai è accaduto laddove le abitazioni sociali si sono costruite con la forma cooperativa». Ma è sulla questione della vendita a chi non aveva diritto che Mitra si scatena: «Quelli che veramente hanno problemi non potranno partecipare alla cartolarizzazione, mentre non poche famiglie con redditi importanti in esso insediate acquisiranno un bene pubblico di grande valore a prezzi di favore. Si afferma che sia un percorso obbligato. Peccato che tutte le azioni politiche da un po’ di tempo privilegino sempre chi è già dentro al sistema delle garanzie sociali».
Se poi si fa addirittura parte della Casta, tanto meglio.