Roma celebra Luigi Malerba, maestro di stralunata comicità

All'interno del festival «Letterature» un tributo all'autore de «Il serpente». Mostre, proiezioni e dibattiti dove due generazioni di critici si confrontano sulla lunga stagione letteraria dello scrittore spentosi nel maggio dello scorso anno

A un anno dalla morte, Roma rende omaggio allo scrittore Luigi Malerba. L'occasione, o meglio il «contenitore» di questo tributo, è il festival «Letterature», in corso alla Basilica di Massenzio fino al 25 giugno. L'omaggio all'autore di «Salto mortale» e «Il serpente» si articola in tre giornate di incontri, dibattiti, mostre e proiezioni alla Casa delle Letterature di piazza dell'Orologio 3. Il progetto è curato da Maria Ida Gaeta e il giovane critico Gabriele Pedullà.
Luigi Malerba (Luigi Bonardi il vero nome) era nato nel 1927 a Berceto in provincia di Parma. Alla notizia della sua morte il ministro Sandro Bondi lo aveva salutato come uno dei «maggiori scrittori del nostro Novecento». Una «figura atipica nella nostra cultura», commentò il ministro dei Beni e delle attività culturali, «per la sua capacità di mescolare tanti generi pur restando estremamente rigoroso nel suo lavoro di ricerca».
Tra i protagonisti più vivaci della stagione sperimentale della neoavanguardia nei primi anni Sessanta, Malerba viene considerato uno dei grandi innovatori nell'arte del racconto. Dai libri più originali degli anni Sessanta e Settanta ai romanzi storici e alle favole metafisiche degli anni Ottanta e Novanta, Malerba non ha mai smesso di cercare - come spiega Gabriele Pedullà - «nuove strade e di ragionare sul rapporto che lega indissolubilmente parola, affabulazione, menzogna e verità». È anche per questo, probabilmente, che Malerba non è stato soltanto un narratore di prima grandezza, tra i più amati in Italia e all'estero (un successo attestato dalle numerose traduzioni), ma non ha mai smesso di confrontarsi con i generi e i linguaggi più diversi, dal cinema alla televisione sia come sceneggiatore che come regista, dal reportage al saggio.
Questo «Omaggio a Luigi Malerba» intende dunque rievocarlo all'insegna di questa molteplicità di sguardi, incrociando le memorie dei critici e degli scrittori che lo hanno accompagnato nel corso di tutta la sua carriera con le analisi degli studiosi delle ultime leve, ma soprattutto avvicinandolo a una nuova generazione di lettori attraverso le sue parole, le sue fotografie, le sue musiche preferite e i suoi film.
Dopo una laurea in Giurisprudenza, Malerba debuttò fin dagli anni Cinquanta nel giornalismo per poi avvicinarsi al Gruppo 63 che una forte influenza ebbe proprio sul suo debutto letterario, rappresentato dalla raccolta di racconti «La scoperta dell'alfabeto» (la cui prima edizione uscì per Bompiani proprio nel 1963). Anche nei due romanzi successivi («Il serpente» del 1966 e «Salto mortale» del 1970) è facile trovare un'eco evidente di quella stagione sperimentale.
Affascinato dalle seduzioni filosofiche del mondo classico, Malerba trovò a partire dagli anni Settanta nel romanzo storico un veicolo più congeniale alla sua vena di affabulatore. Di questa stagione vanno almeno segnalati «Le rose imperiali» (1974) e «Il fuoco greco» (uscito per Mondadori nel 1990). Tra le opere degli ultimi anni (sempre pubblicate da Mondadori) ricordiamo almeno «Il circolo di Granada» del 2002 (quasi un saggio filosofico in forma di dialogo, quasi una pièce teatrale sotto forma di romanzo) e i racconti di «Fantasmi romani» (ultimo titolo dell'autore, uscito due anni prima della sua morte nel 2006).
Se nei primi romanzi e racconti, Malerba sperimenta una comicità surreale, dove la grammatica del racconto e lo stesso codice linguistico vengono stravolti per assecondare una maggiore aderenza ad un rapporto istintivo con la realtà, nei romanzi della maturità lo scrittore di Berceto si compiace di una sperimentazione più raffinata e meno appariscente dove il registro comico si alterna a una pungente ironia che dilaga proprio nei romanzi storici e nei diari di viaggio.
Malerba, però, come tanti provinciali «soldati della penna», trovò a Roma l'ambiente ideale per dare sfogo ad un'altra delle sue passioni intellettuali: il cinema. «Nel '50 venne a Roma - ricorda la moglie Anna nel testo che compare nel catalogo della «fotobiografia» curata dalla Casa delle letterature in occasione della mostra fotografica -. Lavorò con Lattuada e Zavattini per Ponti e De Laurentis e molti altri. La prima sceneggiatura alla quale collaborò, appena arrivato a Roma, fu "Il cappotto", insieme con Cesare Zavattini per la regia di Alberto Lattuada, con Renato Rascel protagonista. Mi diceva che la scena nella quale Rascel si scalda le mani con il fiato del cavallo è la prima scena che ha scritto per il cinema».
«Con l'amico Antonio Marchi - ricorda ancora la moglie Anna - divideva la passione per il cinema. Insieme hanno diretto il film "Donne e soldati", scritto interamente da Gigi. Questo film ha avuto una grande fama, ma pochissimi lo hanno visto. Mario Monicelli sì, e una volta ha dichiarato che non avrebbe mai diretto l'"Armata Brancaleone" se non avesse visto "Donne e soldati". Gigi di questo riconoscimento era molto orgoglioso».
Nella prima delle tre giornate dell'«Omaggio» (4 giugno alle 16) si terrà il «Cantiere Malerba» cui parteciperanno Andrea Cortellessa, Giulio Ferroni, Angelo Guglielmi, Paolo Mauri e Massimo Raffaelli. Il giorno dopo, dopo la proiezione di «Donne e soldati» (1955), Umberto Eco e Walter Pedullà parleranno del romanzo post-moderno di Malerba. Lunedì 8 giugno spazio ancora al cinema dello scrittore di Berceto con la proiezione de «Il cappotto» di Lattuada, di «Exit» di Pino Quartullo e «I cani di Gerusalemme» di Fabio Carpi.