La Roma tra cerotti e squalifiche prova a sorprendere la Juventus

Infortuni a raffica, squalifiche a pioggia (confermata ieri quella di De Rossi dopo che la Corte di Giustizia Federale ha respinto il ricorso della Roma), in tutto undici assenti e sei Primavera nella lista dei 20 convocati. E stasera all’Olimpico arriva la Juve. Luciano Spalletti non sembra affatto preoccupato dall’emergenza. Anzi, invita squadra e ambiente a non piangersi addosso, incita i giocatori a dare il massimo perché «dalle difficoltà può nascere la svolta». «La vittoria dipende sempre dal cuore e dagli uomini - è il grido di battaglia dell’allenatore -. Noi abbiamo un gruppo che contro l’Arsenal e la Samp ha fatto vedere uno spirito corretto e giusto. Sugli spalti saranno in cinquantamila? Allora abbiamo cinquantamila ragioni per provarci e non una semplice scusa per arrenderci. Bisogna osare».
Sul rapporto di fatto nato con la Juve e con Ranieri che gli espresse solidarietà dopo Inter-Roma Spalletti ha precisato: «Io non sto con nessuno e non sono contro nessuno. Io sto soltanto con la Roma che devo difendere quando penso che gli siano stati fatti dei torti evidenti. Mi sembra corretto che ci sia stima verso una persona che ha evidenziato di saper fare bene il suo mestiere. Anche la Juve ha dimostrato di essere un club bene organizzato, a parte un periodo». E sugli avversari ha sottolineato: «I bianconeri stanno facendo benissimo, sarà una partita difficilissima». Nella quale Spalletti schiererà titolare Filipe, 22 anni a maggio, 22 minuti totali giocati in serie A (con il Siena il 21 febbraio).
Ma a Trigoria in settimana si è parlato molto del rapporto tra Spalletti e Totti e delle critiche mosse alla società da Julio Baptista in un’intervista al Guerin Sportivo. «Totti è l’eccellenza che abbia mai allenato, io lo stimo come so che lui stima me per quello che ho letto e per quello che mi dice», ha detto il tecnico sul capitano giallorosso. Poi sulla società: «Mi sembra che questa proprietà abbia evidenziato grandi qualità sotto tutti gli aspetti. Conta essere presenti e far valere le nostre posizioni. Penso la Roma lo abbia fatto, come ho fatto io e come ha fatto De Rossi o Conti».
Resta l’obiettivo del quarto posto: sotto di quello, Spalletti aveva espressamente parlato di fallimento. «Se non lo raggiungessimo, avrei sbagliato nel mio ruolo. Ma il contratto e la stima rimarrebbero, bisogna considerare anche i comportamenti, non solo il risultato. Contro la sorte, nulla può fare l’uomo».