La Roma ci crede per un’ora poi rosica: "Scudetto falsato"

L’ira di De Rossi a fine gara: "Non ho voluto parlare prima per non alimentare le polemiche, ma tutti si devono ricordare di come l’Inter ha vinto certe partite". Spalletti: "Condivido pienamente"

Catania - Il charter che decolla dal «Fontanarossa» di Catania poco dopo le 19.30 è un festival di musi lunghi. Da quasi tre ore la Roma ha dovuto alzare bandiera bianca, dopo che per 73 minuti era stata virtualmente campione d’Italia prima dei mesti titoli di coda. Il pomeriggio non era iniziato con i migliori auspici, con l’agguato in piena regola di uno pseudo-tifoso armato di martelletto che infrange il vetro del guidatore del pullman che conduce i giallorossi al Massimino. Un biglietto da visita inatteso. «Ci siamo trovati prigionieri», raccontano nell’entourage romanista. E inattesa sarà l’aggressione al taxi con alcuni giornalisti romani, tanto che la carovana di cronisti verrà scortata alla fine del match per garantirle un tranquillo arrivo all’aeroporto.

Dall’intimidazione alla partita, nella quale la Roma assapora il colpaccio e poi subisce il pari che giunge in un ambiente ormai surriscaldato. E l’urlo di Daniele De Rossi alle cinco de la tarde infrange il silenzio generale di un gruppo amareggiato dall’esito del d-day scudetto. È un urlo forte, rabbioso. Si vede lontano un miglio che capitan Futuro ha dentro di sé un’acredine difficile da trattenere.
La miccia l’accende Stankovic che da Parma rivolge i complimenti alla Roma. «Sarò un rosicone, come si dice a Roma, ma non dimentico che nei due mesi di difficoltà, l’Inter ha vinto come tutti sanno..., basta con questo buonismo, lo scudetto gliel’hanno regalato», l’esordio velenoso di De Rossi. Un sospiro, quasi a caricarsi per il secondo siluro e riparte. «Mi viene difficile fare i complimenti all’Inter, pensando a quei due mesi. Non ho voluto dirlo prima per non caricare ulteriormente la domenica decisiva».

La rabbia non diminuisce, anzi è un crescendo di dichiarazioni pepate. «Non è a Catania che abbiamo perso il campionato e la differenza non li hanno fatti gli scontri diretti, ma quei due mesi nei quali l’Inter su dieci partite ne ha vinte nove e tutti sapete perché... ma fra due anni ci si ricorderà solo della classifica. Gli errori arbitrali sono stati decisivi, ma è solo sudditanza. Non ne ho parlato durante la stagione perché non volevo provocare altre polemiche. L’anno scorso avevano dominato il campionato e tutti glielo riconobbero». Per De Rossi la Roma ha vinto uno scudetto morale. «È stato un campionato falsato, queste cose non le abbiamo subite solo noi. Basti pensare al Parma che all’andata, fino all’85’, aveva vinto la partita». E poi una stoccata anche sul caldo ambiente catanese, i calciatori chiedevano ai romanisti a cose fatte di farli pareggiare.

«A me domenica scorsa la Lega calcio non fece entrare mia figlia per il giro d’onore, oggi (ieri, ndr) intorno al terreno di gioco c’erano duemila persone...». «Non ho mai visto un ambiente così caldo», confermerà Mexes. E mentre il portiere Doni esce toccandosi il ginocchio («nulla di grave», assicura), Spalletti si schiera apertamente con De Rossi. «Daniele ha detto cose sensate e io le condivido. Non mi pare giusto sottolineare solo quello, che è rosicone se lo è detto da solo». Poi gli elogi alla squadra: «Le do nove e mezzo per come ha interpretato il torneo. Ma oggi (ieri, ndr) l’Inter è stata più brava di noi».

Poi una risposta al presidente dell’Empoli («il gol del Catania è stata una comica», così Corsi): «È un’allusione bruttina. Noi abbiamo fatto la nostra partita e l’Inter l’ha vinta». «Mi fa ridere pensare che quando l’Inter ha pareggiato con il Siena si è parlato di campionato regolare - l’attacco dell’ex nerazzurro Pizarro -. C’è grande rammarico, lo scudetto lo meritavamo noi. Non è andata bene, ora ci vuole la rivincita in Coppa Italia». Sono le 21.20, il charter atterra a Fiumicino e migliaia di tifosi acclamano la Roma come se fosse campione. Ma stavolta il pullman sorprende tutti e fila via da un'altra parte.