Roma contro Venezia: ora il Gioco si fa duro

GARA Qualche mese fa le accuse sul degrado: sporcizia capitolina contro quella lagunare

Potevamo farci mancare il duello tra il leone e la lupa? Figuratevi. Eccolo, annunciato e definito nei dettagli. Gianni Petrucci, presidente del Coni, ha ribadito che «Venezia e Roma sono le due candidate ufficiali a ospitare i Giochi dell’Olimpiade del 2020». Bari e Palermo sono state rispedite al mittente, non hanno le attrezzature e il fascino delle suddette nominate. Ma adesso viene il bello, la sfida è aperta. Petrucci ha incontrato il sindaco di Roma e quello di Venezia se l’è presa: chiede altrettanto, adesso. Un incontro ufficiale per ristabilire l’equidistanza del Comitato olimpico. Equidistanza da due città, da due mondi. Cacciari contro Alemanno, il nord est contro il centro che più centro non si può, i fratelli d’Italia diventano parenti e serpenti.
Non bastava la Mostra internazionale d’arte cinematografica contro la Festa del cinema, tradotto da bar sarebbe il festival di Venezia contro quello di Roma. No, un tappeto rosso era troppo poco, un leone d’oro non competeva l’arredamento, ci voleva un Marc’Aurelio anche quello d’oro massiccio, eppoi il furto di idee e di ospiti, un cartellone sotto vuoto spinto, appuntamenti distanziati di un mese e mezzo, confusione al potere. Attori e attrici, registi e sceneggiatori dell’altro mondo se la spassano, sanno che in Francia si va a Cannes, in Germania a Berlino, negli Stati Uniti a Los Angeles, poi quando ricevono la telefonata dal Bel paese si informano: dove devo venire, in gondola o in carrozzella?
Veneziani e romani si preparano al derby del secondo millennio, è davvero bello fare un triplo salto mortale nei cinque cerchi, non ci riescono nemmeno al circo equestre; l’affarone è garantito, può cambiarti la vita, è il libera tutti, si rifanno strade, si edifica, si rivernicia, si spende, si incassa, lo sport? Ah già, c’è anche quello, ma ne parliamo dopo.
Le baruffe hanno avuto inizio non soltanto con la settima arte, roba comunque raffinata, ma anche con le pattumiere. Alemanno e Cacciari sono scesi in discarica prima che in campo, il sindaco romano aveva osato definire la città lagunare sporca e puzzolente e allora il filosofo del Canal Grande si è munito di fotocamera e ha fatto il suo reportage nell’Urbe (dopo essere passato per Firenze, tanto per dimostrare che la destra e la sinistra non sono due mani che si lavano), immortalando cestini ricolmi di rifiuti, sacchi abbandonati «de monnezza», smentendo un motto della sua ideologia di appartenenza: «Uniti si vince». Contrordine compagni, qui siamo al contrario, all’opposto e all’opposizione, divisi si va avanti, italiani in lotta, alla faccia dell’interesse pubblico e patrio.
Parlano i politici, Andreotti si schiera, Rutelli anche, Zaia sta per il nord, Casini ondeggia, Napolitano non si pronuncia, in attesa dell’affare contabile, l’affare è di Stato, lo spionaggio industriale tenta di smascherare i vizi del nemico concorrente, la realtà quotidiana offre notizie di cronaca preoccupanti, il mondo ci guarda, Gianni Petrucci, presidente del Comitato olimpico nazionale si dice orgoglioso che due città dalla storia antica e dal fascino eterno, si contendano la candidatura, una sarà l’eletta, una eventualmente potrà accendere il tripode.
Prepariamoci comunque alle primarie olimpiche, inedito elettorale ma un classico del nostro logorio quotidiano. A Rio de Janeiro stanno ancora festeggiando l’assegnazione dei Giochi del 2016, tutto il Paese è abituato al carnevale, il presidente Lula ha pianto il giorno nel “sì”, adesso ha qualche pensiero pesante che “lo” e “ci” riguarda (il tedoforo si chiama Battisti Cesare) ma non può immaginare che nelle nostre favelas politiche il derby è già incominciato.
Il ministro Brunetta, veneziano di nascita, romano di lavoro, propone una soluzione alla romana, prendi due e paghi uno, meglio sarebbe dire prendi uno e paghi due, una Olimpiade e due città, appunto Venezia con i giochi d’acqua, canottaggio, nuoto, tuffi e affini e Roma per il resto, cinquecento chilometri che tra undici anni, con i nuovi treni, i nuovi aerei, le nuove autostrade, saranno un semplice battito di ciglia. Un battito di ciglia, anche più di uno, come al risveglio.