La Roma degli anni ’50 alle porte di Milano

Villa San Carlo Borromeo ospita circa 200 opere di undici artisti vissuti nella capitale

Igor Principe

Può sembrare un paradosso: la Roma degli anni Cinquanta che rivive in una villa del Trecento a Senago. Ma la mostra in programma fino al 26 febbraio alla villa San Carlo Borromeo, villa che domina il centro storico della cittadina alle porte di Milano, ha proprio quell'intento. Non a caso, si intitola «La Scuola di Roma», e propone al visitatore un diluvio di opere - circa 200 - realizzate da undici artisti che, a cavallo del Ventesimo secolo, si alimentarono del fervore culturale della capitale. I nomi sono quelli di Mimmo Rotella, Antonio Vacca, Sandro Trotti, Alberto Bragaglia, Salvatore D'Addario, Pericle Fazzini, Enzo Nasso, Cipriano Efisio Oppo, Orfeo Tamburi, Saverio Ungheri e Antonio Vangelli.
«L'abbiamo chiamata scuola di Roma obbedendo a una scommessa di qualità», spiega Cristina Frua De Angeli, curatrice della mostra e presidente di «The Second Renaissance», fondazione cui fanno capo tutte le iniziative che si tengono al Museo della suddetta villa (di cui è proprietaria la stessa curatrice). «Non fu una scuola in senso ufficiale, intesa come movimento con canoni precisi - prosegue -. Fu piuttosto l'espressione di quel che fu per il mondo la Roma di quel periodo, città di estrema vitalità in ogni campo della cultura. Nei caffè e negli atelier era un viavai di artisti, poeti, scrittori, cineasti, giornalisti che si occupavano di cultura. Noi abbiamo voluto far rivivere quell'atmosfera anche con una serata, il 30 novembre scorso, in cui artisti circensi e musicisti hanno dato saggio della loro arte nelle stanze in cui sono esposte le opere. Queste sono tutte parte del patrimonio della fondazione, e vengono esposte per la prima volta».
Il circo è stato un chiaro omaggio a Federico Fellini e a un cinema che, col neorealismo, ha fatto la storia di Cinecittà e della Roma di quegli anni. Quanto alle opere, la suddivisione ragionata - una stanza per ogni artista - consente di cogliere bene le peculiarità di ciascuno di essi.
Alcuni non ci sono più; altri come Rotella, Ungheri, Vacca, Trotti e D'Addario, tramandano tuttora lo spirito di quell'avventura. Le scultura di quest'ultimo, in particolare, disseminano praticamente ogni angolo della villa, e altre alle quali l'artista sta lavorando saranno disposte nel parco, in fase di sistemazione.