Roma, il degrado nascosto sotto il tappeto rosso

Dietro la festa del Cinema, ecco una capitale dissestata e marcia, stretta tra cumuli di rifiuti e strade distrutte: per viverci si deve avere un forte spirito d’avventura. Un viaggio nell'ordinario degrado di tutti giorni. <a href="/a.pic1?ID=219698" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Ostellino: &quot;Al Cairo c'è meno sporcizia&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=219699" target="_blank"><strong>Ma i veltroniani si accontentano</strong></a>: &quot;La capitale non è ancora Bagdad&quot;. E il centrosinistra si divide dopo le critiche arrivate anche dal giornale della ex Margherita

Edoardo Camurri

Cammino per Roma come una formica impazzita e scopro che è bellissimo. Meglio che nel bush del Botswana dove il paesaggio è così piatto e regolare che per non annoiarsi questi piccoli insetti sociali sono costretti a costruire immense colonie di terra che svettano, come certi edifici romani di epoca palazzinara, in un orizzonte sempre uguale. A Roma invece non ci si stufa. Non per ripetere un luogo comune ma l'altro giorno, quando ha piovuto per un paio d'ore, dovendo andare da un punto A (Porta Portese) a un punto B (il primo ponte di Corso Marconi), in un tragitto in linea retta che normalmente si percorre in un massimo di otto nove minuti, essendo, per certi problemi di fogna, un breve sottopassaggio ferroviario completamente allagato, sono stato obbligato, nel tempo europeo di settantaquattro minuti, a toccare nell'ordine i punti intermedi C (Testaccio), D (Ostiense), E (Garbatella), F (Basilica di San Paolo) prima di arrivare a destinazione. Visto su una cartina stradale, il cammino ha assunto la forma di un arabesco. Molti se ne lamentano. Ma quando a Roma piove, l'imprevisto stradale è così entusiasmante che solo chi non è dotato di un minimo senso dell'avventura, magari affezionato a un ideale pratico di città, se ne può lagnare.
Come se fosse un numero della settimana enigmistica steso sull'asfalto, Roma permette a chi la abita o a chi la visita di aguzzare l'ingegno. Il problema di certi cassonetti della pattumiera sempre pieni all'inverosimile, per esempio. Io ne ho tre davanti a casa e mi piacciono moltissimo. Non solo per i colori e i profumi inediti da installazione d'arte contemporanea, ma anche per questa idea della solidarietà sociale che veicolano: Roma è infatti la lupa che non rifiuta mai una tetta a nessuno, che a ciascuno dà da mangiare, così è bello vedere come a ogni ora del giorno e della notte, queste pattumiere diventano la gastronomia dei poveri consentendo liberamente a chiunque lo gradisca di pescare tra i rifiuti quelle prelibatezze che la città per bene si permette, con una certa magnanimità, di donare. Non è poco. Prendete poi l'automobile e fate su e giù per la centralissima via Nazionale. La precarietà dei sampietrini ha creato delle belle buche grazie alle quali potrete in poco tempo verificare l'affidabilità degli ammortizzatori delle vostre macchine.
Apparentemente potrebbe essere un problema, ma visto che siamo tutti liberali e liberisti considerate la questione da questi tre punti di vista: 1) più lavoro per i meccanici, quindi maggiore occupazione di forza lavoro; 2) necessità di cambiare automobile più volte rispetto alla media nazionale, quindi maggior contributo all'economia globale; 3) incremento di incidenti stradali, quindi sviluppo della ricerca medica nel campo dell'ortopedia e dei piccoli traumi (per non dire niente del fatto che tutto questo ha anche ricadute positive per le assicurazioni, gli studi legali, eccetera). Potrei andare avanti ore e ore a fare l'elogio di Roma dissestata. Ma è meglio fermarmi qui. Qualcuno potrebbe prendermi sul serio e venirmi a cercare per dirmene quattro. Non scomodatevi. Ricordatevi infatti che tra voi e me, come tra A e B, c'è infatti un arabesco.