Roma, derby di fuoco L'Inter rischia a Genova

Il tecnico romanista prima del derby: &quot;Per farcela l’Inter deve sbagliare 5-6 gare e noi vincerne 8 di fila&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=249105" target="_blank">Mancini cauto con il Genoa</a></strong>

Roma - Se guardassimo solo la classifica, il pronostico sarebbe già chiuso. Nell’epoca dei tre punti, un ritardo di -27 della Lazio rispetto alla Roma non si era mai verificato. Se l’1-1 è il risultato più gettonato (26 volte su 129 derby), gli appassionati del Totocalcio danno fiducia ai giallorossi (il segno 2 supera il 50 per cento delle giocate) e la squadra di Spalletti è quella che nel 2008 ha conquistato più punti delle altre (25 contro i 24 di Inter e Milan). Per di più il tecnico della Roma può contare sulla rosa al completo, con almeno tre ballottaggi possibili per la formazione titolare, anche se Delio Rossi sembra pronto a opporgli un vero tridente d’attacco.

È la sera del derby, non da tutto esaurito (in 55mila sugli spalti) ma dedicata al povero Gabriele Sandri, il Gabbo tifoso laziale morto quattro mesi fa in una piazzola dell’A1. Un derby, quello della Capitale, che non tiene conto delle cifre o delle statistiche e neppure delle forze in campo. Contano altre variabili e una la individua Luciano Spalletti: «L’insidia maggiore è la tensione e il coinvolgimento emotivo, che è possibile che succeda in base a come vive la città questa partita». La storia insegna che i giocatori nati a Roma sentano la sfida più di altri. Così l’ampia colonia giallorossa di calciatori indigeni è in fibrillazione. Non tanto capitan Totti, a caccia di un gol nel derby che gli manca dal 23 ottobre 2005 («ma due stracittadine le ho saltate per infortunio...»), quanto i più giovani De Rossi, in forma smagliante come ha dimostrato la partita con il Milan, e Aquilani, che probabilmente sarà tra le riserve. «Il forte connotato di romanità è un fattore positivo - sottolinea Spalletti -. Il romano è un bravo ragazzo, vive le situazioni con passione, per questo può risultare determinante il loro apporto. Anche De Laurentiis ha detto che vorrebbe una squadra di soli napoletani...».

Il vecchio adagio «il derby è una partita diversa dalle altre» è dunque ancora di moda (solo Zeman non era d’accordo, ma lui nella stagione ’97/98 perse quattro stracittadine tra campionato e Coppa Italia). Spalletti, poi, diffida della Lazio. «Come noi sta attraversando una buona condizione psicofisica, credo che sarà una partita apertissima e che, vista la nostra posizione di classifica, i biancocelesti ci metteranno qualcosa in più per crearci problemi nella nostra rincorsa all’Inter». Già, una rincorsa che stasera nell’insolito orario delle 21.15 (che non avrà futuro, assicurano i ben informati) conoscerà l’ultimo ostacolo terribile per i giallorossi, attesi negli ultimi due mesi di campionato a sfide sicuramente alla loro portata. «L’Inter non è in crisi - conclude il tecnico della Roma - e raggiungerli non è un’impresa facile: per recuperare i punti di svantaggio, serve che loro sbaglino cinque o sei partite e noi vincerne almeno otto». Sui rumors legati alla società e le voci di offerte americane, Spalletti è lapidario: «Per noi fa testo quello che ci ha detto la dottoressa Sensi, non c’è nessuna trattativa in corso e siamo tranquilli».

Nella «blindata» Formello bocche cucite (ormai da settimane) tranne quella del presidente Lotito. Che chiede al derby di stasera di «restare nella storia del calcio italiano come un esempio di grande spettacolo sportivo, all’insegna del rispetto dell’avversario e della solidarietà». Dove per solidarietà si intende il ricordo di Gabbo. Il padre Giorgio e il figlio di Vincenzo Paparelli, vittima in un derby a causa di un razzo sparato all’interno dello stadio nell’ottobre del ’79, assisteranno dalla curva sud al primo tempo, mentre Francesco Totti deporrà un mazzo di fiori sotto la nord.