Roma e Lazio in cerca di idee per riconquistare il pubblico

Diventa difficile anche per il cronista ricominciare daccapo, una settimana dopo il fattaccio di Badia al Pino. L’interminabile settimana, incorniciata suo malgrado dai funerali del povero Gabriele Sandri e dalle polemiche relative alla sua scomparsa hanno allontanato ulteriormente gli amanti dal pianeta football e inevitabilmente, oltre al giro di vite già improntato ed approntato dal palazzo della politica, ci si interroga su quello che potrebbero fare i club per riaccostarsi al pubblico.
A inizio stagione Roma e Lazio ci avevano parzialmente già provato: da Trigoria era partita l’idea di far entrare gratis i bambini all’Olimpico per nove incontri casalinghi dei giallorossi, mentre da Formello è stata portata avanti l’iniziativa della «tessera rosa», con le donne che, per le tre partite del girone di Champions dei biancocelesti, hanno avuto accesso alla tribuna con un abbonamento di 50 euro, quaranta in meno rispetto al costo della tessera degli uomini. Ma - siamo sinceri - si tratta di palliativi, ormai la gente ha paura e lo stadio rischia di spopolarsi non solamente a causa delle pay-tv. Così applaudiamo la pensata di Michel Platini («Allo stadio ogni tifoso deve entrare solo se accompagnato da un bambino»), consapevoli però del fatto che difficilmente sarà messa in atto un’utopia del genere: ormai ci sono troppi interessi dietro al calcio e la metà degli spettatori che entrerebbe gratuitamente (gli under 14) non garantirebbero ai gestori l’incasso sperato. Non resta che accontentarsi delle sporadiche manifestazioni di educazione e rispetto dei valori sportivi, come quella messa in atto sabato in occasione di Scozia-Italia e del derby primavera Lazio-Roma giocato sul campo di Formello. Poco prima che iniziasse la partita le due squadre hanno ad esempio partecipato a una piccola cerimonia dedicata al tifoso ucciso e, una volta arrivate a centrocampo la Lazio, che sopra la divisa ufficiale aveva una maglia con su scritto «Gabriele uno di noi» e la Roma hanno posato per una foto delle due squadre sempre in memoria di Gabbo. Il pubblico si è commosso ed ha applaudito il gesto dei ragazzi, ma obiettivamente non si può arrivare al culmine per regalare gesti in spirito decoubertiniano. Il problema comunque non è legato solo a segni eclatanti di fraternità fra tifosi perché esiste, specialmente a Roma, un problema di strutture legate agli impianti sportivi. E per una volta appare perfino gustosa l’esternazione del direttore dell’agenzia di stampa Sporteconomy (specializzata nell’analisi economica delle news di carattere sportivo) Marcel Vulpis: «A prescindere dalla fatiscenza di alcuni settori dello stadio romano, mi viene da chiedere perché una struttura privata come Ikea possa avere una nursery e una struttura simile non l’abbia l’Olimpico. E l’ambiente per bambini è solo una delle tante strutture inesistenti... perché se volessimo approfondire, allora potremmo tranquillamente iniziare a parlare degli inesistenti parcheggi o dei bagni impraticabili o, ancora, delle zone di fuga dell'impianto capitolino». Confermiamo: mancano le basi per far star bene i tifosi. Ma anche una cultura di base.