Roma e Milano unite per l’ultimo abbraccio a Mamma Rosa

I funerali privati nella cappella di Arcore. Per l’addio anche i versi di Ungaretti. Messe a Sant’Ambrogio e a San Lorenzo in Lucina

Milano - C’è il sole nel giorno dell’addio. La luce illumina villa San Martino. «I suoi raggi, la bellezza di una mamma che regala la vita ai figli» recita don Luigi. Gli occhi si inumidiscono alla lettura dell’«anima dei giusti».
«Un’anima giusta e bella salita in Cielo, a fianco della persona che più ha amato...», sguardo verso l’alto, «...una mamma che è sicuramente in Paradiso». Mamma Rosa, la mamma di Silvio Berlusconi, Paolo e Maria Antonietta è lì davanti all’altare della settecentesca cappella di famiglia. Attorno i suoi cari e una pattuglia di amici: Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Maurizio Belpietro, Emilio Fede, Bruno Ermolli, Marcello Dell’Utri, Paolo Bonaiuti, Maurizio Costa, Adriano Galliani e Giuliano Adreani.
Nomi e cognomi che stanno su una paginetta di taccuino. Già, è una cerimonia funebre «in forma strettamente familiare e privata» quella per salutare mamma Rosa. Corone e mazzi di fiori bianchi omaggio per una donna piccola e forte che il tempo porta via. «Sarai una statua davanti all’eterno come già ti vedeva quando eri ancora in vita» dice Giuseppe Ungaretti, versi che solo incidentalmente segnano la fine della cerimonia.
Quella poesia declamata con lentezza e con passione, voluta dai familiari di mamma Rosa, è la certezza del futuro per i suoi figli: è la madre che ci ha messo al mondo, che ci ha aiutato in vita e che dopo la morte interviene per ottenere il perdono di Dio e reclamare la grazia divina affinché il figlio sia perdonato e ammesso in Paradiso.
Pugni chiusi nelle tasche di chi avverte il senso di vuoto e di ansia, le emozioni battere forte e il magone crescere all’infinito. Meno di due ore per regalarsi una speranza, per stringersi attorno ai figli e ai nipoti. Poi, il viaggio da Arcore al Monumentale. Un applauso risuona dietro il corteo di auto che segue il carro funebre. Applausi «alla persona che ha speso la vita pensando agli altri», «a una donna di fede, con il rosario come pane quotidiano», «a una mamma che nella Giornata della vita ha regalato la sua ai figli». Memorie raccolte nella milanese basilica di Sant’Ambrogio e nella romana basilica di San Lorenzo in Lucina dove, in contemporanea alla cerimonia «privata» di Arcore, si svolgono messe «per un lutto di famiglia». Preghiere recitate dalle quaranta o poco più persone che al Monumentale, intanto, salgono al Famedio: seguono mamma Rosa che avanza lungo i corridoi esterni, Silvio Berlusconi stringe la mano di Veronica Lario, Paolo Berlusconi abbassa la testa e Etta si appoggia alla fedele Giuliana. Dietro, figli e nipoti e gli amici che partecipano a «un lutto di famiglia». A metà del terrazzo di levante, mamma Rosa, viene inumata. «Padre nostro...», dita congiunte nel segno della Croce e nell’istante della benedizione.
Mattoni, calce e marmo ricoprono il colombario dove riposa mamma Rosa, «dorme serena, nel suo vestito blu e con il rosario tra le mani» dicono i familiari, «c’è leggerezza nel suo volto» ricorda chi le ha dato un’ultima carezza e osserva con sorpresa che lì, davanti a lei, c’è «il Ginun Bramieri»: «Le strapperà un sorriso, che con la gentilezza era la sua cifra». Ricordi conditi dalla dolcezza amara della morte.
Silvio Berlusconi sosta un istante davanti al piccolo famedio che tra «i milanesi illustri» ospita suo padre, il commendatore Luigi. Una preghiera con la moglie, i figli e i suoi fratelli. È sereno ma provato il Cavaliere che si ferma anche davanti alla tomba di don Luigi Giussani. Ancora un ultimo sguardo verso il terrazzo di levante, un saluto con affetto e via verso Arcore, «Mamma Rosa prega per noi».