Roma in emergenza tra infortuni fischi e polemiche

Contro la Fiorentina questa sera manca Montella, Cassano in preallarme E in casa Sensi non c’è pace

Marcello Di Dio

A Trigoria l’aria è tornata pesante. Le contestazioni alla Sensi («questa famiglia va lasciata in pace», sottolinea Spalletti), i fischi a Cassano, le dichiarazioni polemiche di Chivu e Dacourt (e conseguente retromarcia dei due, pure difesi da Panucci che aveva anche sottolineato come «in questo momento il pallone sembra scottare tra i piedi»). Ieri Bruno Conti si è appellato ai supporter giallorossi: «Se i tifosi si sentono di fischiare, possono fare quello che vogliono. Chiedo solamente di farlo alla fine, aspettare cioè di vedere come vanno le cose, perché fischiare a priori a volte vuol dire far entrare in campo i giocatori anche con il timore di sbagliare».
La scoppola rimediata in casa dalla Juventus ha lasciato il segno su un gruppo che nell’ultimo mese aveva ritrovato risultati ed entusiasmo. «Quella sconfitta ci ha tolto qualche certezza», confessa Spalletti che sembra più preoccupato dell’andamento altalenante della sua Roma che della Fiorentina e del bomber Toni (che aveva in squadra tanti anni fa a Empoli). Il tecnico giallorosso deve anche fare i conti con un’infermeria piena: assenti Mancini, Chivu e Montella, così come Perrotta (ma per squalifica, giocherà quasi certamente Aquilani al suo posto), in condizioni non ottimali Totti - la risonanza magnetica ha escluso complicazioni per il dolore al piede destro - e Nonda, influenzato e reduce da una gastroenterite. L’emergenza in attacco ha portato alla seconda convocazione consecutiva, dopo quella in Coppa Uefa, per Antonio Cassano. Che potrebbe anche giocare dall’inizio. «Il suo impiego dipende da me e dai suoi comportamenti», precisa Spalletti. Che fa una tiratina d’orecchie ai suoi giocatori molto «ciarlieri» in settimana. «Chivu e Dacourt? Dire certe cose può essere controproducente, allora anch’io avrei potuto fare dichiarazioni di un certo tipo, perché sono l’unico allenatore che veniva da un anno buono e che è arrivato in una società senza poter neanche scegliere i giocatori che voleva. Anche se alla fine conoscendoli avrei scelto loro, vista la loro abnegazione... Bisogna stare attenti a quello che si dice, però abbiamo parlato e abbiamo messo a posto le cose».
In realtà il vero colloquio Spalletti l’ha avuto col francese, che ha tenuto a smentire quanto pubblicato da L’Equipe («vivere a Roma è una follia e gioco poco perché non ho rinnovato il contratto, un po’ come Cassano», le frasi incriminate ndr). «Dacourt ha chiamato immediatamente per dare spiegazioni, anche perché se avesse parlato davvero così avrebbe detto cose non vere, dato che finora ha saltato solo tre partite - precisa Spalletti -. Se lo considero ancora parte del progetto? Lui viene al campo regolarmente, si allena in maniera consona, dopo di che prendo atto delle dichiarazioni uscite e di quello che invece mi ha spiegato il ragazzo».
Spalletti richiama alla «stima che la squadra deve avere rispetto alle sue possibilità, la Fiorentina è attaccabile se la Roma fa la Roma nella sua totalità». Ma le seconde linee, contro lo Strasburgo in Coppa Uefa, non hanno brillato. «Diciamo che hanno sfruttato male il tempo che ho messo loro a disposizione, non è la prima volta e questo mi mette nelle condizioni di dover fare delle valutazioni». E la Fiorentina è un test molto probante. «Loro sono stati molto bravi e hanno avuto anche un pizzico di fortuna. Firenze ha un ambiente che quando prende fiducia diventa una forza. Della Valle poi ha speso tanto, ha preso almeno dieci giocatori molto buoni tra cui un certo centravanti della nazionale...». Spendendo un quinto degli ingaggi rispetto alla Roma, ma questo è un altro discorso.