Roma, esplode ditta d'armi Un morto e 13 feriti gravi

Aveva 35 anni Roberto Pignalberi, l'operaio che ha perso la vita nella deflagrazione alla Simmel Difesa di Colleferro, ditta inglese che produce armamenti leggeri. Migliorano le condizioni del 27enne gravemente ustionato

Roma - Si chiamava Roberto Pignalberi, l'operaio di 35 anni che questa mattina è morto nell'esplosione che si è verificata all'interno della Simmel Difesa, l'azienda inglese di armamenti leggeri di Colleferro, vicino Roma. L'uomo stava lavorando a macchinario che serve per la lavorazione delle polveri. Nell'esplosione sono rimaste ferite altre 13 persone. Mentre migliorano le condizioni di Stefano Zaccardelli, 27enne, rimasto gravemente ustionato nell'incidente attualmente ricoverato all'ospedale Sant'Eugenio di Roma. Nell’impianto lavorano circa 200 persone.

Esplosione nel reparto razzi illuminanti "Non siamo ancora in grado di capire l’origine dell’incidente di questa mattina. I rilievi e le perizie sono affidate ai vigili del fuoco. Sappiamo solo che il reparto è quello '5029' ed è un reparto in cui si producono razzi illuminanti, piccoli cilindri con combinati di magnesio e altre sostanze". Lo ha detto il comandante della stazione dei carabinieri di Colleferro capitano Giuseppe Maioriello. L’esplosione è avvenuta in una delle stanze del reparto ed ha provocato il crollo di un muro. "L’operaio secondo quanto abbiamo appreso - ha aggiunto Maioriello - stava lavorando a questo impasto".

La Simmel Secondo il sito internet dell’azienda, nello stabilimento si producono munizione avanzate e di tipo convenzionale, esplosivi, razzi e testate per missili. Tra gli armamenti in catalogo della Simmel Difesa ci sono: Bomba da mortaio 81mm, Razzo Medusa81, Razzo Firos 25-30 contenente 77 submunizioni, BCR (bomblets cargo round) da 155m contenente 63 submunizioni. L'azienda rifornisce di munizioni stati di tutto il mondo (Regno Unito, Kuwait, Venezuela, Messico, Corea del Sud, Turchia, Oman, Bahrain). L'azienda è da anni nel mirino di associazioni pacifiste perché accusata di produrre 'cluster bombs', ordigni esplosivi che disseminano centinaia di submunizioni che possono rimanere inesplose nel terreno, minacciando per anni la popolazione. L’azienda ha però negato di produrre questi armamenti ed ha fatto sapere di averli tolti dal proprio catalogo.