La Roma fa autogol, lo scudetto s’allontana

Giallorossi beffati dopo 3 minuti da una carambola di Ferrari. Totti pareggia, poi è la fiera del gol sprecato

nostro inviato a Cagliari

Poche storie, è una Roma sprecona. E chi spreca, di questi tempi, si ritrova col conto corrente in rosso alla quarta settimana del mese, nel caso in questione all’appuntamento col meno sette rispetto alla fine del torneo. Così succede ieri sera alla Roma, svampita e distratta nella parte iniziale del viaggio in Sardegna, quando risulta sorpresa dalla vivacità di Foggia e Jeda, ma poi capace di guadagnare il governo del gioco e del campo senza trarne tutto il necessario profitto. Documentato lo sforzo, di solito si possono spostare le montagne con quelle energie e invece sul far della notte, la Roma rientra a casa con la miseria di un punticino in tasca. Occasione sprecata, chiosa Spalletti. Altro che. Va sotto, dopo 3 minuti, con un autogol che è lo spot della prossima edizione di “mai dire gol”, rimonta con una stilettata di Totti nel finale del primo tempo prima di arrendersi all’inutile pareggio a causa di una sciagurata striscia di errori balistici oltre che di discutibili giocate. Forse è il caso di tirar fuori la contabilità delle occasioni propiziate dal gioco romanista e dilapidate dai soliti noti per rendere conto dello spreco avvenuto: Mancini, il primo della lista, seguito da Giuly, quindi da Aquilani (tacco disinvolto dinanzi alla porta spalancata invece del piattone di elementare memoria), anche Cicinho lanciato all’arrembaggio per non tacere di un paio di esibizioni in quota di Mexes e Ferrari, hanno molto da farsi perdonare. Non è il gioco a mancare, e neanche la condizione fisica, come può prendere nota il fratello minore di sir Alex Ferguson, arrivato al Sant’Elia per controllare lo stato complessivo dei prossimi rivali del Manchester (e salutato in tribuna da Gianfranco Zola). La Roma sta bene e può contare martedì sera sul ritorno di Perrotta e De Rossi.
Semmai è la precisione chirurgica a far difetto, in qualche caso l’abilità nel trovare il colpo, meritato, del ko. Specie quella di Mancini risolutivo in altre cento circostanze e ieri invece con la mira sballata. Emergono altri difetti che è il caso di segnalare a Spalletti. A metà inoltrata della seconda frazione, Aquilani può ripetere l’impresa balistica di Madrid e depositare, comodamente, alle spalle dell’attento Storari, la palletta del 2 a 1. Strepitoso l’assist di Cicinho, ma il giovanotto che deve maturare e tenere al guinzaglio la presunzione, invece di scegliere la stoccata sicura, si attorciglia in un tacco che toglie potenza e angolazione favorendo perciò l’intervento del portiere di casa. La Roma attacca per quasi tutta la sera. Con la palla a terra, col triangolo, coi lanci di Pizarro, infaticabile architetto delle trame, con gli scambi che sono la sua passione e la sua arma letale. Non ha il miglior Totti a disposizione ma è sufficiente quello ammirato ieri a Cagliari per riuscire a fare bottino pieno. Perché è del capitano il destro liftato su punizione che inchioda l’1 a 1 allo scadere del primo tempo, perché è di Francesco un altro paio di cioccolatini destinati a Giuly e Cicinho, perché è sempre di Totti il colpo di testa (su cross veleggiato di Mancini) a testare l’attenzione di Storari, determinante nel tenere in custodia il pareggio. Cosa volete di più dalla vita?
Il Cagliari resiste nel fortino e non si avvale di qualche contropiede feroce (Acquafresca) con cui potrebbe chiudere addirittura meglio la sua settimana d’oro (restituiti dalla Caf i tre punti di penalizzazione in classifica). Sembra esaurita la carica di Ballardini oltre che la benzina della squadra, rimasta in soggezione per tutta la gara. Tranne i dieci minuti iniziali durante i quali riesce a spaventare Doni con un banale calcio d’angolo dal quale viene fuori la carambola velenosa finita contro la caviglia di Ferrari.