Roma: forse nel 2010 una via per tre "cuori neri"

L’assessore alla Cultura Croppi annuncia l’intitolazione di una strada ai tre militanti missini vittime di un agguato di matrice brigatista. Il sindaco Alemanno: &quot;«Bisogna continuare a chiedere giustizia&quot;. Cicchitto (Pdl): &quot;La memoria deve essere condivisa&quot;<br />

Roma - «Entro l’anno si può sostituire il nome di via Acca Larentia con “via dei Martiri di Acca Larentia”. Si potrà deliberare quando si riunirà la prossima commissione toponomastica e per il prossimo anniversario potrebbe esserci la nuova targa». L’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi, ha ipotizzato la possibilità di intitolare una via della Capitale ai tre giovani militanti dell’Msi uccisi da un commando della sinistra extraparlamentare esattamente 31 anni fa.

La storia Il saggio storico «Cuori neri» (Sperling & Kupfer, 18 euro) di Luca Telese ha riportato alla memoria la storia dei giovani iscritti al Movimento sociale vittime della violenza di sinistra tra il 1970 e il 1983. Tra questi Franco Bigonzetti (20 anni) e Francesco Ciavatta (18 anni), trucidati da un commando composto da sei persone all’uscita dalla sede dell’Msi di via Acca Larentia nel quartiere Tuscolano la sera del 7 gennaio 1978. Nel corso dei tafferugli scoppiati dinanzi alla sezione, in seguito al duplice omicidio, perse la vita anche Stefano Recchioni (19 anni), colpito accidentalmente da un proiettile sparato dal capitano dei Carabinieri, Edoardo Sivori. L’azione terroristica fu rivendicata dai «Nuclei armati di contropotere territoriale». Le indagini, protrattesi per oltre dieci anni, misero in evidenza che l’arma del delitto, una mitraglietta Storpio, fu utilizzata in tre omicidi delle Brigate Rosse: quello dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffilli. Al processo i tre imputati, tutti ex militanti di Lotta Continua, furono assolti per insufficienza di prove.

Il ricordo del sindaco «Questi ragazzi di Destra, del Movimento sociale, furono la palestra su cui sui prepararono le Brigate rosse per fare il salto e passare all’assalto contro lo Stato. Purtroppo però quando succedevano questi fatti, siamo nel 1978, si tendeva a negare l’esistenza della violenza della sinistra, si diceva che magari erano faide interne e che non c’era violenza brigatista, una violenza rossa. Purtroppo abbiamo visto come sono andate le cose», ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel corso della trasmissione «Panorama del giorno» intervistato da Maurizio Belpietro. «Ricordare questi ragazzi – ha aggiunto - serve da un punto di vista identitario, da un punto di vista umano, ma serve anche per ricordare un pezzo importantissimo della storia italiana che non può essere dimenticato». Secondo Alemanno, bisogna «continuare a chiedere giustizia perché qui non è stata fatta e non è stato condannato nessuno».

Il dibattito politico «Ci associamo al ricordo dei giovani missini uccisi ad Acca Larentia perché la memoria delle vittime del terrorismo deve essere di tutti e non solo della forza politica di appartenenza. È evidente che in quella come in altre occasioni a Roma fece la sua prima prova un nucleo poi confluito nelle Brigate Rosse», ha dichiarato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. «A distanza di trentuno anni dalla strage, la cosa più importante è che oggi, finalmente, si renda pubblicamente onore alle vittime di quel barbaro atto di terrorismo attraverso l'intitolazione di una strada», ha aggiunto il deputato romano del Pdl, Marco Marsilio ricordando come l’impegno in tal senso dell’ex sindaco Walter Veltroni non abbia avuto seguito a causa delle elezioni anticipate. «Trovo la proposta di Alemanno avvilente e gravissima per una città medaglia d’oro della Resistenza», ha commentatoli consigliere comunale del Pd, Paolo Masini, evidentemente ancora legato a quel tipo di retorica che negli anni ’70 ha causato molti lutti tanto a sinistra quanto a destra.