«Roma, un grande mercato delle braccia»

«Quando sei uno schiavo moderno a “loro” non interessa se sei preparato o no». Gli schiavi moderni, gli immigrati moldavi, romeni, albanesi, che ogni giorno vendono la propria forza lavoro sulle strade di Roma. «Loro», ovvero le imprese edili che li sfruttano in nero a prezzi modici, senza tutele e senza subire controlli. La frase che impressiona, perché «degna del meridione più arretrato del dopoguerra» (come rileva il senatore di An, Andrea Augello) arriva alla fine del video mostrato ieri da Ugl di Roma e Lazio e Federazione Ugl Costruzioni. Immagini che hanno fatto da sfondo alla presentazione di un’inchiesta («Caporali di giornata», appunto) sul lavoro nero nel settore dell’edilizia, ma anche nel facchinaggio e giardinaggio, realizzata sul campo durante settembre. Un’indagine che ha interessato circa trenta punti di raccolta («smorzi», ferramenta, incroci stradali) in zone quali Borghesiana, viale Palmiro Togliatti, Monti Tiburtini, via di Decima, Arco di Travertino. Punti dove dall’alba in poi i «caporali» a bordo di macchine e furgoni, dopo una rapida trattativa, caricano i braccianti verso i cantieri. I prezzi? Dai 20 ai 40 euro per i muratori. Dai 50 ai 60 per gli specializzati, contro le 180 euro lorde che un’azienda tipo versa per otto ore di lavoro «regolari». Per quelli che rimangono vige la legge della verdura: la paga scende con il passare del tempo. Capitolo a parte per il caso Tor di Quinto: «Una sorta di outlet del lavoro nero», come l’ha definita Augello, dove da un lato delle strade stazionano i lavoratori romeni, su un altro i moldavi, più un restante 8 per cento di albanesi e polacchi.
«Ogni giorno - spiega il segretario Ugl di Roma e Lazio, e consigliere comunale di An, Luca Malcotti - almeno 1.700 persone si offrono sulle strade. Una platea complessiva che ammonta a 3.200 unità con una media di 300 persone assoldate quotidianamente: cioè 12mila ore settimanali di lavoro prive di tutele e versamenti, nell’ipotesi improbabile di persone ingaggiate per una sola giornata. Il 100 per cento degli intervistati non ha mai subito controlli, spesso grazie a soffiate. Il 95 per cento lavora senza protezioni; il 78 per cento non ha alcuna assistenza in caso di infortunio e solo il 10 per cento ha lavorato in cantieri pubblici». Dati che confermano quelli forniti dall’Osservatorio comunale sul Lavoro e pochi giorni dopo la firma, in Campidoglio, del famoso protocollo sugli appalti. «A Roma nel 2006 - spiega Umberto Pileggi, Segretario della Ugl Costruzioni di Roma, sono stati registrati 12 morti bianche e 3.680 infortuni in edilizia». Secondo il Comune il 5,4 per cento dei lavoratori dei cantieri pubblici è risultato irregolare. «Applicando la percentuale a tutte le imprese romane - continua Malcotti - la platea totale degli irregolari sarebbe di 4.700 unità dei quali 1.900 stranieri. Ma considerando come nel privato l’irregolarità sia più elevata, pur stimandola solo al 10 per cento, si tratterebbe di un esercito di 9.000 persone delle quali 4.500 stranieri prevalentemente neocomunitari». Conclusioni affidate ad Augello: «Il dossier farà parte dell’esposto che presenteremo alla procura della Repubblica. Il materiale verrà utilizzato dalla Commissione parlamentare infortuni di cui sono membro». Presto la seconda parte dell’inchiesta, sulla provincia.