Roma, i tagli ai consulenti non valgono per l’ex brigatista

Il Comune rinnova il contratto a Claudia Gioia, condannata per
l’omicidio del generale Giorgieri e processata per il delitto Moro. L’ex terrorista resta al museo di arte contemporanea
nonostante una circolare del Campidoglio imponga il taglio degli
incarichi esterni. An chiede chiarezza

da Roma

La bella notizia, in apparenza, è che in tempi di magra il Comune di Roma ha deciso di tagliare gran parte delle sue consulenze. Quella brutta è che ne ha subito rinnovata una all’ex brigatista rossa Claudia Gioia proprio all’indomani della circolare sulle «linee di indirizzo in materia di affidamento di incarichi esterni e di collaborazioni coordinate e continuative» diramata dal Dipartimento della Funzione Pubblica.
La militante delle Unioni comuniste combattenti, condannata per l’omicidio del generale dell’aeronautica Licio Giorgieri, coinvolta nell’agguato del giuslavorista Antonio Da Empoli, processata al processo Moro, bloccata nel 1991 con il compagno terrorista Fabrizio Melorio mentre meditava un ritorno alla lotta armata, ha infatti ottenuto il via libera al rinnovo del prestigioso incarico al Macro, il museo di arte contemporanea del Campidoglio. Quattromilacinquecento euro, meno della metà dei 12mila gentilmente sborsati dal sindaco per una consulenza alla signora Silvia Baraldini, condannata in America a 43 anni di prigione.
Al di là della cifra stupisce la tempestività dell’intervento di Danilo Eccher, direttore del prestigioso museo. A pochissime ore dalla circolare del segretario generale del Comune che ricordava espressamente di fare bene attenzione al conferimento di incarichi esterni «da affidare nel rispetto della normativa vigente e secondo le procedure indicate dallo scrivente con precedenti apposite circolari», il pupillo del primo cittadino premeva sull’acceleratore per l’affidamento dell’incarico bis all’ex terrorista. E questo nonostante la «richiamata necessità» - ribadita nero su bianco dal Campidoglio - di perseguire determinati obiettivi facendo fronte prima al personale interno e poi, eventualmente, a quello esterno. Sul punto, però, al museo di Testaccio fanno orecchie da mercante. Essendo una Unità Organizzativa della Sovrintendenza Comunale, il Macro è un museo pubblico a tutti gli effetti, soggetto alla normativa della finanza pubblica e costretto a sottostare a ferree regole gestionali che non prevedono, ad esempio, una politica «privatistica» che permette di scegliere quali servizi erogare (gestione mostre, allestimenti, trasporti, ecc) senza ricorrere alle previste modalità di procedure di gara pubblica. Con affidamenti diretti.
Tornando alla Gioia e ad altri otto collaboratori, stando a una interpellanza di prossima presentazione da parte del consigliere comunale di An Marco Visconti, avrebbero di fatto esautorato le competenze dei funzionari interni, cinque dei quali negli anni scorsi avrebbero addirittura chiesto il trasferimento per incompatibilità ambientale. Quanto all’ex terrorista rossa il rinnovo cade, ripetiamo, immediatamente dopo la circolare comunale che sottolinea l’importanza del decreto legislativo 165/01, capo B, che fa espresso riferimento all’attività dell’amministrazione sottolineando che prima di procedere al conferimento di incarichi esterni «deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno».
E poiché gli atti emanati dal direttore Danilo Eccher sono atti amministrativi, ufficiali, del rinnovo della consulenza sono a conoscenza tutti, tecnici e politici: dal sovrintendente Eugenio La Rocca all’assessore Silvio Di Francia, su su fino al sindaco Walter Veltroni, se non altro allertato da un articolo del Giornale del 19 marzo scorso nel quale Eccher spiegava d’aver scelto la Gioia perché, a suo dire, aveva frequentato un master alla Sapienza ed era estremamente competente, e precisava di averla assunta con un contratto a progetto.
Tralasciando i sanguinari trascorsi da anni di piombo, il curriculum artistico della Gioia è costellato di incarichi e consulenze: a ottobre 2005 viene chiamata dalla fondazione don Sturzo (dove ha lavorato anche l’ex terrorista Melorio) come docente per un master su finanziamenti e progettazione culturale. Nelle sue note biografiche spunta anche una consulenza fino al 2005 (non rinnovata) per il ministero dei Beni Culturali, in qualità di esperta nella progettazione di interventi di formazione e qualificazione professionale. E sempre grazie al direttore Danilo Eccher, nominato nel 2005 direttore artistico dell’Arcos (Museo d’arte contemporanea del Sannio), l’ex terrorista riceverebbe ulteriori incarichi retribuiti per curare mostre e cataloghi. Il condizionale è d’obbligo, ma il consigliere di An chiede urgentemente spiegazioni al riguardo.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it