A Roma Ibra lancia l'Inter, Dinho spinge il Milan

 Lo svedese è incontenibile, la sua
doppietta stronca i giallorossi sepolti con quattro gol. Anche
l’Olimpico applaude. Nerazzurri in
fuga. Il Milan stende 3-0 la Sampdoria, Lazio ko a Bologna, stupisce il Catania di Zenga

ROMA - Non si vince mai da soli una partita, Ibra ieri però ci è andato vicinissimo. Era così tranquillo che le cose sarebbero filate via lisce che non è neppure mai andato da Rizzoli a cantargliene quattro. Ha strillato solo qualcosa a Obinna per fargli capire chi era il capo, ma per il resto era tutto sorriso. Ha fatto due cose, subito, all'inizio dei due tempi. Si è presentato solo davanti a Doni, un pallonetto, un sinistro, così, sembrava in spiaggia. Tratta la palla come se fosse la sua bambina, vieni piccolina, le dice, e lei trotterellando gli finisce fra le gambe. Ieri ha distribuito tocchi di tacco a diverse latitudini, la palla lo ha sempre assecondato, se ce n'è una d'oro in giro dategliela a lui, non ve ne pentirete.

Comunque poi dietro c'era anche l'Inter, quando il sinistro di Obinna ha scavalcato Doni per la quarta volta, si è alzato quasi un senso di disagio: qui all'Olimpico, in casa di Totti, con uno stadio che non smetteva di incitare i suoi ma capiva la situazione. Non c'è mai stata partita perchè Cicinho ha tenuto in gioco Ibrahimovic sul lancio di Cordoba al 5' del primo tempo e l'Inter si è ritrovata subito davanti senza neppure rischiare. Ibra ha fatto quello che ha voluto, ha giocherellato in qualunque zona del fronte d'attacco, non ha perso un contrasto, ha vinto anche quelli sui quali arrivava in ritardo. Doni aveva lo sguardo tristissimo, Loria che in genere ha una faccia truce, ieri sera sembrava un bambino smarrito, Juan ha passato una notte tremenda, ha sbagliato tocchi elementari, ha rischiato una clamorosa autorete, ha perfino dato a Ibraimovic una delle migliori palle gol del secondo tempo. Disastro. Totti al venti, forse al trenta per cento, è stato per lunghi tratti il migliore del suo gruppo. Intanto segnava anche Stankovic, un fucile caricato a pallettoni che se vede muoversi qualcosa non prende neppure la mira, tira e buca.

E poi quando gira bene non c'è neppure bisogno di fare quelli che ce la mettono tutta, le cose vengono da sole. Quaresma è riuscito a perdere e riconquistare la palla tre volte nella stessa azione, se Cambiasso si spostava a sinistra, si poteva star certi che la palla sarebbe finita da quelle parti, Maicon ha fatto una discesa partendo dalla sua area con una semplicità tale che non si ricordano avversari lungo il suo percorso, eppure c'erano.

Quattro reti, un palo, Quaresma che ha tentato la trivela anche quando bastava metterla, Zanetti che forse per la prima volta in carriera non ha superato la metà campo. A un certo punto Rizzoli poteva chiuderla per manifesta inferiorità. Chissà Mourinho che partita aveva in mente, non c'è stata possibilità di capirlo, la rete di Ibra ha subito capovolto tutto. Spalletti a un certo punto non è più uscito dalla sua panca, ma questa Roma fragile e umiliata, è stata grande nella sua sconfitta, nessuna scena di isterismo, una reazione di grande orgoglio, con umiltà De Rossi e Aquilani hanno dato quello che avevano, forse è mancato Vucinic, ma questa quaterna non è di qualcuno, è di tutti, una sveglia in vista dell'Europa.

Era stata dipinta come la partita della svolta da Spalletti, ora probabilmente proprio lui si augurerà che non sia questa la svolta che invocava. Mourinho è stato bravo a sdramatizzarla, continua a fare mamma orsa che difende i suoi piccoli, la squadra resta nella tana, lui ne ha tanti, oggi potrebbe chiedere il sacrificio di una vergine al giorno e Moratti glielo concederebbe, può permettersi di tenere fuori Adriano perché arriva tardi dal Brasile, Balotelli perché segna ma continua a dare segno di evidente follia in campo. Mette dentro un signor Obinna e questo qui gli fa la partita della stagione, scarica anche un eurogol di sinistro e fulmina Doni che dopo aver visto la palla in rete fa come per uscire dal campo: adesso basta, sembra che dica, adesso lasciateci in pace.

Difficile che l'Inter si fermi da sola. La Roma ieri sera non sarebbe riuscita neppure a fargli aria. Se il campionato aveva bisogno di schiarirsi le idee dopo gli stop di Lazio e Juventus, ecco una risposta che può anche essere presa in considerazione: l'Inter sta da un'altra parte. E senza farlo pesare, senza far chiasso, ogni volta che è scesa iera sera si è portata a casa qualcosa, adesso è sola davanti a tutti e non c'è nessuno che può negare che sia un primato strameritato e tanto, tanto serio. Quasi un timbro sul quarto campionato consecutivo che non è neppure arrivato a fine ottobre. E paradossalmente questo sembra il più stradominato, forse anche per mancanza di concorrenza reale, ma comunque in questo momento con una sola protagonista degna di comandarlo. Almeno fin quando Ibra fa queste cose.