Roma-Juventus, un eterno veleno

Marcello Di Dio

da Roma

La sfida è già cominciata. Ancora prima del ritorno della nazionale in Italia dopo l’ultima partita del 2005 a Ginevra. E visto che Roma-Juventus riapre le porte del campionato, logico che gli occhi di tutti saranno rivolti ai protagonisti dell’Olimpico. Con l’ombra di Cassano, che oggi non sarà convocato ancora una volta per scelta tecnica, e di Del Piero, che non dovrebbe essere in campo almeno all’inizio. E la sicura assenza di Chivu, al quale la Disciplinare ha confermato la squalifica di due turni (per la gomitata, forse involontaria, all’ascolano Bjelanovic).
Il ricordo va ancora a quel 6 marzo scorso quando gli odiati ex Capello, Zebina ed Emerson tornarono da avversari e ricevettero un’accoglienza ostile. L’arbitro Racalbuto finì sul banco degli imputati, tanto che capitan Totti si beccò un deferimento parlando di una direzione favorevole alla Juventus e di partite e campionati decisi a tavolino. Le garbate dichiarazioni a Il Giornale di Rosella Sensi, amministratore delegato della Roma accusato di essersi «avvicinato» troppo alla dirigenza bianconera, hanno suscitato l’ira dei tifosi giallorossi più accesi. La colpa è di aver rivolto troppi complimenti a Moggi, ritenuto dalla Sensi persona «dotata di senso dell’umorismo».
Ma è l’eco mai sopita di quel 2-1 per la Juve di otto mesi fa ad accendere la miccia. «L’anno scorso quasi finivamo in B sprecando energie per pensare alla rivincita su Capello e gli altri ex», ha sottolineato Panucci, che ha confessato di sentire ancora il tecnico di Pieris («ci ho lavorato dodici anni, è normale») e ha detto che la vera differenza con la Juve è «la mentalità, oltre ai chili che mettono in campo: questo conta molto, soprattutto in trasferta». E ieri Cufrè è tornato sull’episodio che lo vide protagonista: una manata a Del Piero, ripresa dalle telecamere e costatagli, con la prova tv, due turni di squalifica. «Se sono pentito del mio gesto? No, perchè lui si è pentito di quello che ha fatto? Sono cose che nel calcio ci stanno. Ormai è acqua passata, c’è stata anche l’amichevole in estate». Quasi un segno di distensione tra le due squadre, la Roma ci ha ricavato un bel gruzzoletto. Ma al cuor non si comanda e come ha sottolineato De Rossi da Coverciano «questa non potrà mai essere una partita serena e sarà così anche stavolta, anche se rispetto all’anno scorso quando era fresco l’addio di Capello ci saranno forse meno tensioni».
Già, Capello. Totti ha detto al Messaggero che «non giocherà mai più con squadre allenate da lui» e che «Spalletti è persona più vera» dell’ex tecnico romanista. O ancora Emerson, uno dei suoi nemici principali nello spogliatoio giallorosso, al quale «stringerà la mano ma solo perchè è obbligatorio all’inizio della partita». Il capitano è pronto a ripetere il gesto del «quattro, zitti e a casa» della sfida di due anni fa, anche se «ora basta vincere, quindi andrebbe bene il tre o anche l’uno». Dichiarazioni che hanno risvegliato l’orgoglio di Bettega, vicepresidente bianconero, che lo ha bacchettato per aver alimentato polemiche prima della partita. Cannavaro ha chiesto a tutti i giocatori di «dare l’esempio, all’Olimpico dovrà essere solo una festa», Zambrotta ha lanciato messaggi di pace, parlando di «Totti e Cassano giocatori formidabili che chiunque vorrebbe nella propria squadra». Il lato emozionale è comunque quello più importante in una sfida come questa. Per Nedved la Roma è «l’adorabile nemica di sempre, incontrarla è sempre un derby», lui che ha vestito la maglia della Lazio. «Le sfide incrociate con Totti sono il bello del calcio, le polemiche non servono a niente, l’anno scorso la vidi in tv e rimasi male per come si picchiarono. Ricordiamoci che giochiamo al pallone, si prende tutto troppo seriamente». Un messaggio distensivo, perchè l’Olimpico merita un vero spettacolo di calcio.