«Roma? Un laboratorio interessante»

Il suo lavoro dedicato alle Mura Aureliane è un atto d’amore nei confronti della città

Due mostre recenti hanno consacrato a Roma la fama del pittore Pedro Cano, spagnolo, classe 1944. Ad portas, 2000 anni di storia attraverso le 14 porte delle Mura Aureliane, una dichiarazione d’amore per la città e per la sua architettura, e «Le città invisibili», le città immaginarie di Italo Calvino trasfigurate nella visione poetica del pittore. Pedro Cano è arrivato a Roma «di passo» nel ’68, con gli allievi dell’Accademia di Madrid diretti alla Biennale di Venezia. «La prima Roma che ho visto è stata via Leonina, la Suburra» spiega. L’anno dopo ha la fortuna di tornarci con una borsa di studio di tre anni all’Accademia di Spagna a San Pietro in Montorio. «Una cosa meravigliosa sapere che il cortile di casa era il tempietto del Bramante». Anni meravigliosi in cui impara a conoscere «una città in bianco e nero e i suoi quartieri così diversi». Roma, dice Cano, fra le città è quella che è cambiata di meno. Ma ci sono tante Rome. La Roma del Mandrione che rimanda all’antico, l’Eur dal sapore metallico e l’aria trasparente, la Garbatella col suo tessuto fisico e umano che altrove si è perduto, è diventato radica chic». E da innamorato qual è riconosce che «Roma ha una sua misura umana. Non la puoi vivere con la vitalità di New York, va presa per quello che è. Trovo bello - continua - il senso civico del romano che ha visto tutto e fa finta di niente e rimane com’è. Ed è anche un laboratorio culturale interessante, il problema è avere tempo per assaporarla meglio, le distanze distruggono tutto». Oltre Roma, la Spagna e la pittura Pedro Cano ama viaggiare. «Credo che un viaggio ti raddoppia la vita. Porti con te la tua vita e quando torni hai valori doppi di quelli che avevi e hai imparato a conoscerti». E il viaggiatore non dimentica mai d’essere artista e, come facevano i pittori del Grand Tour, porta con sé acquerelli e quaderni che riempie di schizzi dei luoghi amati. Un nomade dell’arte, come suo nonno pastore nella Murcia, ma con saldi riferimenti culturali e artistici e legami con l’Italia.