Roma-Lazio, il derby degli scontenti

Contestano tutti, anche i vip. Il romanista Verdone: «Il nemico? Il nostro gioco». Di Canio, lezione di fair play

Marcello Di Dio

da Roma

Domani sera ci saranno diecimila tifosi in meno sugli spalti. Colpa della paura dopo gli eventi degli anni scorsi, dei biglietti troppo cari (le tribune costano da 55 a 100 euro) e della tv a pagamento che ormai propone il match da ogni angolazione. Ma Roma-Lazio è sempre la stracittadina più sentita della penisola pallonara. Come dice l’ex presidente del club biancoceleste Sergio Cragnotti «è una partita da vincere, perché si ha la gioia di prendere in giro gli amici di fede opposta». Ecco che in 60mila saranno all’Olimpico per la nuova versione serale della sfida.
Il clima è di contestazione generale. Perenne quella in casa laziale verso il presidente Lotito, nonostante la classifica parli di un quarto posto inatteso alla vigilia. «Va rispettato il pensiero critico di tutti, almeno finché la protesta resta civile - dice Paolo Di Canio -. Non ho mai negato di essere uno della curva (i principali contestatori di Lotito, ndr.), ma mi ritenete troppo importante, non ho il potere di mettermi in mezzo». Non è sembrato casuale, nella settimana del derby, l’intervento di Long John Chinaglia (spesso inneggiato dalla curva e domani in tribuna a tifare Lazio) che ha annunciato che alcuni imprenditori sarebbero pronti a rilevare il club.
Attualissima la protesta in casa romanista: i rappresentanti della curva sud hanno chiesto e ottenuto per oggi un incontro con i giocatori a Trigoria dopo il faccia a faccia fuori dal centro Bernardini martedì scorso. Culminato con i cori di scherno e qualche momento di tensione all’uscita del brasiliano Mancini. «Qui ultimamente non c’è stata neppure la voglia di reagire agli sbagli e bene hanno fatto i tifosi a venire al campo per ricordarcelo», diceva Spalletti prima della trasferta norvegese, che ha regalato morale e una vittoria tonificante in vista del derby. E che ha mostrato, sono sempre parole di Spalletti, che «si può essere operai, senza avere la puzzetta sotto il naso». «Il derby può essere la svolta della nostra stagione, contro la Lazio possiamo vincere se stiamo dietro e li aspettiamo», la ricetta di Panucci, che di stracittadine ne ha vissute tante tra Roma, Genova, Milano e Madrid («ma nella capitale se ne fa una ragione di vita»).
E dopo le dichiarazioni pepate di Montella (bacchettato dal prefetto Serra, che aveva lanciato il consueto appello alla moderazione), Di Canio, colui che rese incandescente insieme a Totti la vigilia del derby del 6 gennaio, preferisce la strada del fair-play. Prima gli auguri al capitano romanista per il figlio in arrivo («so cosa si prova, in questo caso il calcio non c’entra nulla»). Poi la replica pacata a Montella. «Mi ha dato del provocatore? Per me sono complimenti, la provocazione è il sale del derby». Che per Di Canio è un «campionato secco, un match che esula dal contesto del torneo». Il leader laziale l’ha preparato a suo modo, invitando i compagni di squadra a cena per parlare del derby. E domani, prima di scendere in campo, ripeterà quel rito segreto portafortuna nato quando decise una stracittadina all’età di 17 anni.
A giocare il derby su Sky anche due tifosi eccellenti, Carlo Verdone ed Enrico Montesano. «In questo momento - dice il primo di fede romanista - il mio miglior nemico è il gioco della Roma: grandissimo ricamo, tacchi e tacchetti ma quando si arriva in area chi tira? La Roma deve vincere, non deve nemmeno pareggiare». «Il derby lo vedo in curva Nord, mi piace stare nel calore - risponde il secondo -. La lazialità è un po’ la filosofia del samurai giapponese, si combatte per il piacere di combattere. Non a caso Di Canio ha qualcosa del samurai».
Meno spettatori allo stadio, ma solito derby dal punto di vista dell’ordine pubblico: nessuna precauzione particolare, annuncia il prefetto Serra, ma grande attenzione e controlli rigorosi ai cancelli fino alla fine della partita. L’effetto Ascoli si farà sentire, occhi aperti anche al momento del deflusso poco prima del 90’. La novità saranno i rilevatori elettronici e i cani addestrati a riconoscere sostanze esplosive nel filtraggio degli spettatori. Trenta i varchi elettronici agli ingressi delle curve e della tribuna Tevere, trecento gli steward messi a disposizione dalla Roma, circa 600 gli agenti impiegati, con doppia linea di controllo attorno allo stadio Olimpico.