Roma-Lazio, un pari annunciato

Jacopo Granzotto

Lance, balestre e quattro feriti fuori dallo stadio. In campo una monetina, un pareggio annunciato ed emozioni con il contagocce. Se il derby romano perde appeal non date la colpa solo allo scarso valore tecnico delle due squadre. Ci sono anche i classici ritardi sul fischio d’inizio (che mandano in bestia l’Eurovisione), il solito oggetto volante (stavolta, innocuo, sul naso di Paparesta) e una sessantina di falli fischiati che pesano come un macigno sull’economia dello spettacolo.
Ma andiamo con ordine. Tutti si aspettavano il pareggio e pareggio è stato. Troppo pericoloso perdere, soprattutto per i giallorossi molto, troppo indietro in classifica. Un peccato perché ci sono stati derby ben peggiori di quello giocato ieri sera all’Olimpico. Alla fine, più che i due gol resteranno nella memoria delle tifoserie il siparietto del Totti in dolce attesa e il virile sguardo di Paolo Di Canio che, suo malgrado, abbraccia Kuffour.
Ad esultare sono soprattutto i giocatori della Lazio che proseguono la loro incredibile corsa nella zona alta della classifica. Raggiante il condottiero Paolo Di Canio: «Un grande questo Rocchi- esordisce Di Canio, mentre lo abbraccia dopo il fischio finale - lui è ormai diventato un degno aquilotto, segna solo gol pesanti e se segni nel derby entri di diritto nel mito di questa città. Ormai è degno di vestire questa maglia perché è entrato nello spirito della Lazio e con questa squadra, vedrete, si farà onore, ne sono sicuro. E poi co ’sta gente quà sugli spalti...».
Certo Di Canio, il vostro primo tempo è tutto da dimenticare. «Noi vogliamo sempre vincere - conclude - ma nel primo tempo eravamo nervosi, troppo contratti, non riuscivamo ad esprimerci in velocità come facciamo solitamente in casa. Poi però nel secondo tempo siamo usciti alla distanza con il consueto carattere e abbiamo raddrizzato la partita grazie a Rocchi». Sulla stessa lunghezza d’onda l’allenatore Delio Rossi per il quale: «con un pizzico in più di convinzione si poteva anche vincere. Purtroppo nel primo tempo eravamo troppo contratti e gli abbiamo permesso di giocare in contropiede». Cosa è cambiato allora nella Lazio della ripresa?. «Abbiamo aggiustato qualcosa e se Behrani fosse abituato al gol avremmo addirittura vinto l’incontro».
Dall’altra sponda c’è meno voglia di parlare, nove punti in classifica sono un magro bottino per chi doveva essere l’alternativa alla Juve e alle due milanesi. «Noi abbiamo fatto una buona partita - dice Spalletti- l’essenziale è aver visto una squadra motivata che ci ha creduto, peccato la sfortuna e aver concesso un quarto d’ora alla Lazio dopo il gol, purtroppo abbiamo sbagliato». Inferno o paradiso? «Non lo so come la prenderanno i tifosi, spero però che ci diano una mano a riprenderci in classifica». Insomma, soddisfatto? «Ci abbiamo creduto e ci abbiamo provato». Prima di andar via una parola per Paparesta che ha proseguito la gara nonostante l’incidente della monetina: «Bravo - dice - anche a utilizzare giustamente i cartellini». Chi si accontente gode.