Roma, l'eredità di Veltroni: buco da 7 miliardi

Il <em>Sole 24Ore</em> svela i conti in rosso del Campidoglio: il Comune di Roma ha contratto con la Cassa depositi e prestiti un ulteriore aggravio di due miliardi di euro in mutui. Ora il neosindaco Alemanno potrebbe rivedere gli investimenti

Roma - La passione di Gianni Alemanno per l’alpinismo potrebbe rivelarsi utile. Al neosindaco di Roma toccherà una sfida più impegnativa delle sue famose escursioni d’alta quota sull’Everest. Dovrà scalare la montagna di debiti accumulata dai suoi predecessori, compreso l’ex primo cittadino Walter Veltroni. In tutto, sette miliardi di euro. La cifra era già emersa durante la campagna elettorale, ma ieri è stata in qualche modo «certificata» dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore in un servizio sullo stato delle finanze capitoline, nel quale si ipotizza un ulteriore aggravio di due miliardi di euro in mutui che il Comune di Roma ha contratto con la Cassa depositi e prestiti.

In generale la Capitale sconta da sempre qualche difficoltà nel finanziare gli investimenti, ma negli ultimi anni il ricorso al debito è aumentato in maniera preoccupante, tanto da mettere in allarme anche le agenzie di rating. Dal ’99 al 2005 (il primo mandato di Veltroni è iniziato nel 2001) è schizzato da 5,7 a 6,9 miliardi. Poi, ricorda sempre il quotidiano di Confindustria, nel 2006 scese di un po’, appena 340 milioni, per poi risalire nel 2007 a un livello vicino a quello dell’anno precedente.

Scenario preoccupante per il neosindaco di Roma. Negli ambienti vicini a Gianni Alemanno non si esclude il ricorso a una due diligence. In altre parole la nuova giunta di centrodestra potrebbe mettere un esperto a spulciare i conti dell’amministrazione comunale prima di mettersi al lavoro e, magari, prendere impegni per altri investimenti rispetto a quelli già programmati dal leader del Partito democratico: 3,5 miliardi di euro solo per il triennio 2008-2010.

Impegni che per ora sono solo sulla carta, ai quali la nuova amministrazione potrebbe anche rinunciare. Ma che già hanno avuto effetti finanziari negativi. Il piano di investimenti di Veltroni ha messo in allarme le agenzie di rating, dalle quali dipende il giudizio sull’affidabilità del debito capitolino, preoccupate perché dovrebbe essere finanziato con operazioni di natura patrimoniale o, appunto, attraverso un ulteriore ricorso al debito. Come dire che a una buona parte di quei 3,5 miliardi si potrebbero aggiungere 7 (o nove) miliardi che già gravano sui conti di Roma.

Il tempo è poco. Il Sole 24 Ore osserva come le prospettive del rating cittadino siano state peggiorate sia da Standards & Poor’s sia da Fich. Se Alemanno non troverà il modo di modificare il costosissimo piano di Veltroni, entro un anno la città potrebbe subire un declassamento da entrambe le agenzie rispettivamente (A+ / AA-).

La pubblicazione dei conti del Campidoglio non ha fatto piacere all’ex giunta. In particolare Marco Causi, ex assessore al Bilancio l’ha letta come «allarmismo sul debito» di chi sostiene che «Roma non può permettersi un sistema di trasporto su ferro moderno ed ecosostenibile come quelli di Parigi, Londra o delle altre grandi capitali del mondo». Insomma, chi batte sull’eredità finanziaria dell’amministrazione Veltroni cerca di bloccare gli investimenti nella nuove linee della metropolitana. Quanto alla formazione del debito, l’assessore uscente ha spiegato che la situazione è andata fuori controllo negli anni Novanta per effetto del deficit nel trasporto. E che negli anni di Veltroni è cresciuto da 6,1 a 6,7 miliardi, e cioè meno di quanto è cresciuto il Pil.