Roma: maledizione Totti Inter: Mou non ha paura

Stasera primo giorno di ottavi. Giallorossi a Londra con l'Arsenal senza Vucinic e con il capitano in dubbio fino all'ultimo

Londra - Cielo grigio, un po’ plumbeo sopra Londra. Come i ricordi inglesi dei romanisti. Ieri a Piccadilly circus serpeggiavano sciami umani che traversavano le strade con il semaforo rosso. Che stranezza. Già, ma capivi tutto dalla parlata: italiana. Anche romanesca. Sono tanti, i tifosi, gli unici che si possono permettere la gita all’Emirates, il nuovo stadio dell’Arsenal che stasera avrà il tutto esaurito. Londra si gusterà due giorni di italian obsession. Prima la Roma, poi la Juve. Servirà copiare i tifosi: passare con il rosso, giocare con il rischio, mandare al diavolo Wenger e le sue alchimie, per battere tutta quella serie di statistiche negative (dal 1999 la Roma non passa contro le inglesi, cinque sconfitte di fila nelle ultime quattro stagioni, negli ultimi due anni è andata sempre a sbattere contro il Manchester) che mettono più freddo dell’Arsenal.

Tutti dietro Totti che non è solo un gioco di parole. Con tanto di amuleti. Ieri il capitano ha messo piede sul campo, eppoi s’è ritirato nei suoi appartamenti. Tenendosi la coscia. Alla mattina ci aveva scherzato. Qualcuno gliel’ha tirata. Adesso è in dubbio, ma lui vuole esserci a tutti costi: stamattina farà un test decisivo. Il cielo di Londra era buio e s’è fatto più buio. Le maledizioni si sprecano. Totti è chiamato a fare la storia, anche la sua storia: se non stasera, almeno al ritorno. Ora o mai più. Nel giro di quindici giorni, l’Italia del calcio propone al palato inglese le migliori incompiute calcistiche: si legga Del Piero e si pensi a Totti, ora un po’ vecchioni ma sempre con il tocco da campioni. Così bravi, ma così lontani dall’aver raccolto quanto madre natura aveva proposto. Sono principi, potevano essere re. Totti si è accontentato di essere re di Roma, nascosto nel guscio domestico, anziché cercare celebrazione nel mondo. Più di lui contano un Cristiano Ronaldo e Rooney, Fabregas e Drogba, Lampard e Gerrard, Eto’o e Torres. Troppi. Manca poco per chiudere la carriera, la forma non è da galà, il fisico sempre più scricchiolante, ma questa Champions è l’ultima occasione per dipingere di un colore più intenso una storia che, narra la cronaca non la leggenda, quasi mai ha regalato prestazioni da fenomeno nei momenti che contano.

Quest’anno Roma accoglierà la finale di Champions League. Come 25 anni fa con la Roma in campo: Totti era davanti alla Tv, occhi di un bambino di sette anni. Non proprio un bel ricordo. Che diavoli quelli del Liverpool! Prima delusione, che poi l’ha accompagnato nel vissuto calcistico. Delusioni su delusioni: non ha mai segnato una rete (finora sono 13 in 40 match) ad una squadra inglese, non ha mai vinto. Quasi mai riesce a giocare. Dice Arsenal e ripensa alla figuraccia di sei anni fa, quando giocò solo 22 minuti nel mitico Higbury. Cascò nella provocazione di Keown: sgomita tu che sgomito io, alzò un po’ troppo il braccio e l’arbitro lo cacciò fuori. La Roma chiuse 1-1 (gol di Cassano,ma perse 3-1 a casa ancora gol di Cassano). Ieri Totti ne ha riparlato. «Brutta storia, ma quel difensore fu molto furbo». E lui molto fesso. Stavolta ci si è messo il muscoletto. Roba da farsi benedire. Il tanto per sentirsi appesantiti da maledizioni e tensioni. Spalletti è stato laconico su Totti. «La partita gli darà stimoli». Come se la cosa non lo riguardasse. Finchè non l’ha visto uscire da campo. Molto più convinto sulla squadra.«Scommetto su questa Roma. Abbiamo perso spesso, ma siamo qui. Pronti a riprovarci». Mancheranno Juan e Cicinho, sempre più difficile stendere la tradizione infausta.

L’Arsenal è tosto, forse non così come poteva essere. Bello nel gioco, ma con troppi assenti. «Il vero punto di forza è Wenger», parola di Totti. Che altro dire a chi si aspetta la magia: la Roma nella finale dell’Olimpico? A proposito, il sito dell’Arsenal ha scambiato l’Olimpico di Torino con quello di Roma. Sbadati o cinicamente sprezzanti? Goliardia per goliardia ci ha provato anche il capitano. «Non gioco, ho un problema ai flessori», ha raccontato ai giornalisti, in aereo. Buttata lì per vederne l’effetto. Prima di sciogliersi. «Scherzavo!». Mica tanto. Bastava attendere. Peggio di un autogol. A 33 anni ci vuol sempre una barzelletta in meno e una giocata in più: il tempo passa ma lo stellone di Totti non se ne avvede.