La Roma migliora ma non guarisce E il Chelsea non perdona

RABBIA «Abbiamo concesso davvero poco. Potevano segnare soltanto così»

nostro inviato a Londra

La testa di Terry sbuca tra la selva di maglie nell’area della Roma e spegne dopo 77 minuti il sogno giallorosso di regalarsi un risultato positivo almeno in Europa. Guardando il bicchiere mezzo pieno, si può pensare a un’ora giocata con buona intensità, facendo più che altro attenzione a non compiere errori marchiani. Poi il Chelsea, senza strafare, porta a casa i tre punti con la zuccata del capitano dei Blues e della nazionale inglese (partita mostruosa la sua per intensità e presenza fisica, anche in difesa). E allora si può salutare con soddisfazione anche il successo del Bordeaux sul Cluj che tiene aperto il discorso per quanto riguarda il secondo posto nel girone.
L’infermeria torna a riempirsi (ultimo contrattempo fisico per Aquilani), ma almeno non c’è da rammaricarsi per una sconfitta sonora. La certezza è che con Totti in continua crescita (ieri sera alcune giocate sopraffine delle sue) non potrà che salire anche la qualità delle prestazioni romaniste. Insomma, se il risultato è ancora negativo, lo spirito per risalire dalla crisi è quello giusto. «Abbiamo concesso poco e loro non potevano che segnare solo in quel modo, su palla inattiva – l’amara analisi di Spalletti -. Anche a Londra abbiamo avuto tanta sfortuna e certi episodi non si girano mai a nostro favore. Gli infortuni stanno diventando una costante, ad Aquilani era già successo, ha una cicatrice su quel muscolo della coscia...».
Nel quartier generale giallorosso, poche ore prima della gara, è una serie infinita di provini. Alla fine Juan (problema al polpaccio, martedì aveva svolto lavoro differenziato) e Pizarro (bloccatosi dopo uno scontro con Aquilani nell’ultimo allenamento) restano in tribuna. Doni è in campo ma con chiare difficoltà ogni volta che è chiamato al rilancio di piede. Il primo tempo della Roma è senza dubbio il migliore di questa stagione. C’è pressing sui portatori di palla, cosa che il Chelsea non ama particolarmente e c’è soprattutto attesa degli assalti avversari, a differenza di quanto avvenuto con l’Inter. Spalletti parte con il modulo per lui più abituale, il 4-2-3-1 con Brighi al fianco di De Rossi, ma presto torna al 4-1-4-1, sfruttando il buon movimento di un Totti finalmente a buon livello.
Cicinho si sacrifica su Malouda, De Rossi e Aquilani duellano con Lampard anche se alla lunga perdono il confronto, Mexes è attentissimo sulla trequarti. Nella prima frazione Doni corre un piccolo rischio con Lampard, la cui punizione – nata dall’unico errore in fase di pressing - scheggia la traversa, ma l’azione più bella la regala Totti che libera Brighi all’altezza del limite dell’area, l’esperto Terry ci mette una pezza. Come qualche minuto dopo quando sventa un possibile pericolo proveniente da Aquilani. Un po’ di tensione (che c’era già stata all’arrivo del pullman romanista a Stamford Bridge) al fischio finale del primo tempo tra il difensore inglese, Totti e Vucinic.
Il Chelsea, imbrigliato nei primi 45’, cerca di correre ai ripari: fuori l’imbambolato Malouda, dentro il terzino Belletti con Kalou che passa a sinistra. Il lavoro di Brighi al fianco di Totti serve ai giallorossi per alleggerire la pressione degli inglesi che con il passare dei minuti guadagnano metri. Vassaras assolve Carvalho che ferma da ultimo uomo la corsa dell’ex centrocampista del Chievo: il rosso ci poteva stare. Ma quando Aquilani interrompe lo scatto toccandosi la coscia sinistra e finendo in panchina a testa china (sospetto stiramento al flessore), la Roma finisce la sua partita spavalda. Entra Perrotta, che ha vissuto una vigilia difficile tra dolori e sintomi influenzali, e non può fare granché.
Il Chelsea sale in cattedra: Doni sventa una conclusione ravvicinata di Kalou, ma sono in particolare le accelerazioni di Mikel che fanno male. Roma alle corde che cerca di fare quello che può. Fino al cross di Lampard e al colpo di testa di Terry che brucia De Rossi e spegne le speranze della Roma e dei tremila romanisti giunti fino a Stamford Bridge.