Roma, un milione di pellegrini pronti a urlare "San Wojtyla"

Grande attesa in piazza San Pietro in vista della cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyla. Un milione di pellegrini riempiono la piazza e le vie adiacenti. Tutti chiedono a gran voce: &quot;Wojtyla santo&quot;. Il resto della città si svuota. Code chilometriche nei luoghi sacri. Ovunque cartelloni con la frase del Pontefice: &quot;Damose da fa’, semo romani&quot;. Il suo segretario Dziwisz: &quot;Lo vidi arrabbiato solo due volte: ad Agrigento per la mafia e per la guerra in Irak&quot; <a href="http://www.video.mediaset.it/dirette-web/tgcom_papawojtyla_beatificazion... target="_blank"><strong>SEGUI LA DIRETTA</strong></a><strong><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/diretta.html?cid=ContentSet-37f0f5d4-af33-48d... target="_blank"> </a></strong><br />

Roma Ma da dove sono saltati fuori tutti questi perfetti, normalissimi cristiani? Pregano il Rosario, si inginocchiano in silenzio per tempi interminabili, affrontano code lunghe e pazienti davanti alla cappella del Santissimo Sacramento. Accade in tutta Roma. E sono solo le prove generali della beatificazione di Giovanni Paolo II, che sarà celebrata questa mattina dal suo successore in Piazza San Pietro. «Una festa della fede, una preziosa occasione per aprire le porte a Cristo» dice Papa Benedetto XVI in un messaggio autografo affidato all'Osservatore romano.

Già, una festa. Sono attesi un milione di invitati. Qualcuno stende il sacco a pelo in chiesa, per essere sicuro di avere il posto in prima fila quando all'alba saranno riaperti i varchi per piazza San Pietro. Come tutte le vigilie che si rispettino, il cielo è incerto.
Ma loro sono qui per lui, il beato Karol, marciano in duecentomila sul Circo Massimo. Riempiono le otto chiese del centro rimaste aperte senza interruzione per la Notte Bianca della preghiera, la veglia mariana in preparazione della beatificazione. Se ne fregano della pioggerellina fastidiosa che sembra mandata apposta per mettere alla prova la devozione. Cantano «Jesus Christ you are my life» sotto i nuvoloni grigi.

Aspettano pazienti l’intervento di Papa Benedetto che si collega per la preghiera finale e la benedizione.
Bandierine e magliette celebrative impazzano. Molti non hanno la faccia e le fattezze che abitano l'immaginario collettivo. Signore e ragazze parlano ancora della principessa Kate e del principe William, della regina Elisabetta e del matrimonio da favola. Scusate, che c'entra con Giovanni Paolo II? C'entra, c'entra: «Lui è il Papa che ha celebrato la bellezza del matrimonio cristiano».

Roma è piena di cartelloni che ricordano la passione del Papa polacco per la sua città adottiva, la frase scherzosa: «Damose da fa', semo romani». Il cardinale Stanislaw Dziwisz, al suo servizio come segretario particolare per quarant'anni, racconta al Circo Massimo di averlo visto arrabbiato due volte: «Ad Agrigento contro la mafia. E contro la guerra in Irak: ripeteva che non sarebbe servita a nulla». Ricorda l’amicizia di Giovanni Paolo II con l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini: «Pertini lo vegliò quando stava male. E anche il Papa volle fare lo stesso quando Pertini stette male». E poi una rivelazione: «Anch’io ero diventato amico di Pertini e lui mi ha detto: Stanislao, io sono cristiano».

Alle cinque del pomeriggio Sant'Agnese in Agone, una delle otto chiese aperte per tutta la notte, è già fully booked di fedeli polacchi. Fuori, piazza Navona è meno affollata del solito. La mostra del Caravaggio non attira come sempre, ma dietro l'angolo nella chiesa di san Luigi dei Francesi c'è la fila per la «Vocazione di San Matteo». Nella chiesa del Gesù i fedeli accorrono sulla tomba di sant'Ignazio di Loyola, in viale Bruno Buozzi scendono a visitare le spoglie di san Josemaria Escrivà. È così un po' dappertutto. Roma è vuota nei luoghi della sua solita vita quotidiana, vive dietro i portali delle chiese, nei sancta sanctorum, nei luoghi sacri. Improvvisa una fila ti indica la prossima tappa della caccia al tesoro.

Ovunque si scorgono i colletti bianchi e inamidati, gli abiti talari dei sacerdoti. Monsignori guidano gruppi di giovani e meno giovani, li accompagnano fino al pratone del Circo Massimo. I ragazzi sono tantissimi, arrivano da tutto il mondo. La loro frase preferita? Per tutti, vero e neanche troppo strano, è sempre la stessa: «Non abbiate paura». Il cardinale Agostino Vallini, vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma, ricorda dal palco l'amore singolarissimo del Papa beato per giovani. Lo cita: «L'uomo non può vivere senza amore». Joaquìn Navarro-Valls, che fu suo portavoce, racconta: «Si confessava ogni settimana. Sarebbe felice di sapere che i ragazzi di oggi seguono il suo esempio». Sul maxischermo scorrono le immagini della sofferenza e delle ultime ore di Giovanni Paolo II. Il Santo subito da oggi è ufficialmente Beato.