Roma, morta l'infermiera aggredita con un pugno: ora l'accusa è di omicidio

Maricica Hahaianu non ce l'ha fatta. Il marito: "Lei ha salvato molte vite, ma nessuno la sua". Il fratello della vittima: "Vogliamo l'aggressore in carcere". Alessio Burtone accusato di omicio preterintenzionale

Roma - E' morta Maricica Hahaianu, l'infermiera romena di 32 anni colpita con un pugno da Alessio Burtone, 20 anni, venerdì scorso al termine di una colluttazione alla stazione della metropolitana Anagnina, a Roma. Non ce l'ha fatta. Inutili i tentativi dei medici per salvare la vita.
"E' stato ufficializzato il decesso, dopo le 6 ore canoniche perché l'encefalogramma era ancora piatto. Ora hanno staccato la spina. Abbiamo firmato con i parenti, il decesso alle 15", ha detto l'avvocato di Maricica, Alessandro Di Giovanni all'ospedale Policlinico Casilino, insieme al marito Adrian e al fratello Giovanni". I sanitari, dopo il peggioramento delle sue condizioni nelle ultime ore, avevano detto: "Un quadro di assenza di attività elettrica-cerebrale. Per questo è stata attivata la commissione per l’accertamento della morte cerebrale". Questo il bollettino medico del Policlinico. E al termine delle sei ore, i medici hanno staccato i macchinari che la tenevano in vita.

Alemanno: "In carcere l'assassino" "Ho incontrato l’ambasciatore e il console romeno, il quale mi ha detto che non si configura un episodio di intolleranza", ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, uscendo dal Policlinico Casilino dove era andato in visita alla donna. Per Alemanno "questo atto di violenza gravissima ci deve far riflettere, non si tratta di un fatto di intolleranza o di violenza da strada. E' la violenza omicida di una persona che da un banale litigio è arrivata a colpire con estrema violenza una signora che tra l’altro era un’ottima persona". Il sindaco di Roma ritiene che tutto questo "debba far riflettere e che dimostra che ci sono tanti immigrati che lavorano, si inseriscono positivamente e che spesso la violenza può venire da italiani". "Quindi non dobbiamo mai affrontare il problema della violenza con stereotipi e paraocchi - conclude, quindi, Alemanno - dobbiamo sempre capire bene la realtà senza strumentalizzazioni e con grande attenzione alle persone coinvolte".

"Lei ha salvato vite, nessuno la sua" "Mia moglie, più volte, ritirandosi a casa dopo il lavoro, mi diceva ’siamo riusciti a salvare una vità. Purtroppo stavolta nessuno è riuscito a salvare lei". Sono le parole di Adrian, marito di Maricica, riferite dal suo legale Alessandro Di Giovanni. Per i familiari di Maricica sono ore di angoscia e di attesa straziante al Policlinico Casilino di Roma. Con gli occhi gonfi per il pianto, Adrian, un uomo dagli occhi azzurri e la carnagione chiara, ha lasciato l’ospedale a bordo di una Bmw assieme al cognato, alla nipote, e alla sorella della moglie, la quale aveva avuto in mattinata un malore ed è soccorsa dal personale medico.

Il fratello della vittima "Vogliamo giustizia, vogliamo che l'aggressore vada in carcere". A dirlo, in lacrime, in una intervista in esclusiva al Tg2, è Giovanni Petroiu, fratello della romena colpita al volto da un pugno. "Siamo distrutti... nei nostri cuori, nella nostra testa. Siamo in una grandissima difficoltà - afferma in un italiano un po' stentato -. Preghiamo sempre, siamo andati anche al Vaticano. Siamo dalla mattina alla sera in ospedale. Anche mio cognato è distrutto, è una cosa terribile. Non abbiamo parole. Lei lavorava come infermiera, era felice, era una grandissima donna, buona di cuore, di tutto". 

Accusa: omicidio preterintenzionale "A Burtone è già stato contestato l'omicidio preterintenzionale", ha riferito il legale di Alessio Burtone, Fabrizio Gallo,interpellato sul cambiamento del capo di accusa per il suo assistito dopo il decesso della ragazza romena. In merito all'ipotesi che il ragazzo, attualmente agli arresti domiciliari, sia incarcerato Gallo ha aggiunto: "E' possibile".