«Roma nel piatto», la guida che parla come mangia

Giunta alla quarta edizione, si distingue per il linguaggio informale e l’attenzione al lettore

È da qualche giorno in vendita nelle librerie e nelle edicole l’edizione 2007 della guida «Roma nel piatto», che da quattro anni si propone di dare uno sguardo diverso alla ristorazione romana. Il curatore Simone Cargiani e un pugno di amici-collaboratori recensiscono infatti nel volumetto (La Pecora Nera editore, 224 pagine, euro 9) 272 ristoranti e 40 locali per aperitivi e brunch. E fin qui nulla di nuovo. Nuove sono invece, rispetto alla tradizione delle guide paludate, le regole seguite da Cargiani e soci degustanti: i ristoranti sono visitati in forma davvero anonima, complice la scarsa notorietà della truppa, non sono accettate pubblicità dei locali citati, e soprattutto il linguaggio adottato è volutamente informale e schietto. Dalla parte del lettore, si potrebbe dire. I locali sono elencati per zona, con comode mappe in fondo al volume che evidenziano chiaramente gli indirizzi, e di ognuno di essi si forniscono le informazioni essenziali, una scheda valutativa di ambiente, della cucina con noticina finale sul caffè e la valutazione espressa in voti scolastici, con tanto di + e -. A fine guida ci sono anche tre itinerari golosi in provincia di Latina, in Umbria e nel Cilento.
Ai vertici ci sono i soliti Antonello Colonna di Labico e Heinz Beck della Pergola dell’hotel Hilton, entrambi con un bel 9+ in pagella. Conta invece l’essere «Roma nel piatto» davvero uno strumento utile e umile, buono non solo per chi cerca un «viaggio» indimenticabile nei sapori, ma anche per chi più modestamente vuole trascorre una serata tranquilla in un locale buono e onesto. E, vi garantiamo, non è poco.