La Roma non prende gol ma incassa otto ammoniti

Giallorossi impauriti contro il Lione. Finisce a reti inviolate e con un festival di cartellini (otto ammoniti). Eppure il Lione di ieri sera era lontano parente di quella squadra che si è creata una fama importante in Europa

Roma - Ci voleva la partita dell’anno, anzi una prestazione da finale mondiale (come aveva detto Mancini alla vigilia). È stata invece una Roma che ha prima sofferto la tensione dell’evento storico, poi è stata spinta solo dalla foga e dall’incessante tifo del pubblico. Eppure il Lione di fronte ieri sera era lontano parente di quella squadra che si è creata una fama importante in Europa, grazie al bel gioco e alla qualità dei suoi singoli. Ma è bastato un Lione “convalescente” a portarsi a casa uno 0-0 che inevitabilmente accresce le sue possibilità di qualificazione ai quarti. Sempre che la Roma non si inventi qualcosa di meglio per il ritorno del 6 marzo. Di novanta minuti in cui la squadra di Spalletti avrebbe dovuto sputare sangue, se ne sono visti solo una ventina accettabili, nei quali Coupet è stato però impegnato solo dalle punizioni di Totti. Troppo poco per sperare nel risultato della storia: se gli esterni non girano (anche perché poco cercati) e Perrotta regala inserimenti sporadici, allora la Roma perde in pericolosità. Per fortuna Fred era rimasto negli spogliatoi, grazie anche all’ottimo lavoro dei centrali difensivi Mexes e Ferrari, e Doni si è fatto trovare pronto in tutte le occasioni. Penalizzante comunque per la Roma si è rivelato l’arbitraggio poco inglese di Riley. Eccessive le undici ammonizioni (di cui otto per i giallorossi) e se tante dovevano essere, serviva una distribuzione più equa.
Spalletti deve rinunciare a Chivu per una distrazione ai flessori della coscia destra. Al centro della difesa c’è dunque Ferrari, influenzato negli ultimi giorni. Per il resto squadra titolare. Il Lione recupera in extremis Tiago (provvidenziale la benedizione papale durante la visita in Vaticano dei francesi…) e sulla destra in difesa Clerc viene preferito a Reveillere.
Partita più tattica che spettacolare, più fallosa (57 in totale gli interventi) che giocata. La Roma cerca all’inizio di accelerare i tempi, ma fa troppi errori. Il Lione è più compassato e si affida a Malouda e Govou. Juninho resta un po’ defilato. Così come avviene per Totti, più volte fermato con le cattive. I giallorossi sembrano contratti, sentono troppo la gara. Il gioco si sviluppa poco sulle fasce dove Mancini e Taddei sarebbero invece armi importanti da sfruttare. Così nessuna occasione rilevante se non un tiro da lontano dello stesso Mancini deviato da Cris. Se Ferrari e Mexes concedono poco spazio a Fred, il Lione si fa comunque pericoloso in un paio di occasioni: Taddei rischia l’autogol di testa, deviando la punizione di Juninho sul palo, poi De Rossi perde palla malamente a centrocampo, lanciando Malouda verso Doni che lo chiude in uscita.
Nella ripresa il copione sembrerebbe diverso. La Roma cerca di fare la partita ed è sempre nella trequarti avversaria, arrivando però raramente dalle parti di Coupet, che sventa due punizioni di Totti. Mancini viene fermato erroneamente in fuorigioco mentre è lanciato a sinistra. Poi tocca a Doni neutralizzare in due tempi, e con l’aiuto di De Rossi, la velenosa conclusione di Juninho. I francesi aspettano la Roma nella propria metà campo, ma a parte l’ardore, i giallorossi non hanno altre armi. Gli ingressi tardivi di Wilhelmsson e Vucinic non cambiano l’ordine delle cose, lo 0-0 è ormai scritto. E complica il sogno Champions dei giallorossi.