Roma, oggi i funerali dei 4 alpini uccisi E la Nato "apre" alle bombe sugli aerei

Rientrate a Ciampino le salme degli alpini caduti in Afghanistan: <strong><a href="/video/afghanistan_rientrano_salme_4_aplini/id=alpini_ciampino">video</a></strong>. Le massime cariche dello Stato ad accogliere i feretri all'aeroporto di Ciampino. Lo sfogo di un parente: &quot;Godetevi lo spettacolo&quot;. Gli italiani a Herat: &quot;Il lavoro continua&quot;. Intanto Rasmussen: &quot;Armare i bombardieri è compatibile con il mandato della missione&quot;

Roma - Sono rientrate in Italia le salme degli alpini caduti sabato scorso in Afghanistan. Ieri mattina è atterrato all’aeroporto di Ciampino il C-130 dell’Aeronautica Militare con a bordo i corpi dei quattro della Julia. Le massime cariche dello Stato ad accogliere i feretri dei militari caduti: Francesco Vannozzi, Gianmarco Manca, Sebastiano Ville e Marco Pedone. I funerali si terranno stamani alle 10.30 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma. Intanto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, fa sapere che l’eventuale decisione di attrezzare i caccia italiani con bombe a bordo "non è in contraddizione" con il mandato e la strategia militari delle forze Isaf.

Nato: "Bombe compatibili" Per Rasmussen, "è del tutto naturale" il dibattito aperto in Italia sulla ricerca di mezzi e strumenti che possano contribuire a "difendere meglio le proprie truppe dispiegate sul terreno, impegnate nel controllo del territorio". "Il come farlo deve essere, penso, una decisione nazionale, anche se ovviamente deve essere presa nella cornice del nostro mandato e dei nostri obiettivi comuni", ha precisato Rasmussen. Secondo il segretario dell’Alleanza, dotare di bombe gli aerei che scortano i convogli non è comunque in contraddizione con la nuova strategia del generale Petraeus che punta ad evitare il più possibile attacchi aerei per limitare al massimo le vittime tra i civili afghani. "Non vedo nessuna contraddizione tra questo tipo di intervento e la strategia che abbiamo adottato per le nostre operazioni in Afghanistan", ha chiarito Rasmussen.

L'omaggio ai caduti Le mani appoggiate sulla bara, avvolta nel Tricolore: un gesto diventato ormai purtroppo consueto. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha reso omaggio così alle salme dei quattro alpini uccisi sabato in Afghanistan. I feretri sono stati portati a spalla dai loro stessi commilitoni. Sulla pista dell’aeroporto di Ciampino, sotto una pioggia sottile, ci sono le massime cariche dello Stato, i parenti, un picchetto del Settimo reggimento Alpini di Belluno, il loro reparto, ed una rappresentanza di tutte le Forze Armate. Presenti anche i vertici militari. Le bare, allineate sulla pista, sono state prima benedette dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, poi il saluto commosso del Capo dello Stato.

Rabbia a Ciampino Dolore, ma anche rabbia. All’aeroporto di Ciampino uno dei parenti dei quattro alpini si è rivolto al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e gli ha detto: "Signor ministro, godetevi lo spettacolo". Interpellato dai giornalisti su questa circostanza, La Russa ha commentato: "I parenti, in queste occasioni, hanno diritto a qualsiasi reazione emotiva. Sia quella di quello zio, sia quelle affettuose dimostrate da altri parenti anche oggi". In generale la reazione dei familiari dei quattro alpini è stata di un dolore composto. Sia il capo dello Stato, Napolitano, sia il premier Berlusconi, sia il presidente della Camera, Fini, hanno salutato e parlato con i parenti prima dell’arrivo delle salme: in particolare, il presidente della Repubblica si è soffermato con alcuni di loro, ai quali ha rivolto parole di conforto.

Una mamma: "Basta soldati laggiù" "Non manderei nessuno in Afghanistan, si risolvano da soli i problemi", si sfoga della mamma di Luca Cornacchia, l'alpino ferito nell’agguato di sabato. Dai microfoni di Radio 24, Cesidia Di Giandomenico dice che "il figlio è stato miracolato. E ora cerca sempre gli amici. Oggi gli psicologi lo informeranno dei compagni che non ce l’hanno fatta". Il figlio è alla terza missione in Afghanistan, la sua ottava in totale. "Ma stavolta era partito scontento, perché sapeva che andava in una zona più pericolosa e perché - dice - lasciava un bambino di un anno». «Mio figlio mi diceva che i talebani sono sempre in agguato. Loro vogliono la guerra. Luca mi ripete sempre: 'Noi dobbiamo andare là, perché degli innocenti hanno bisogno di noi'".

Gli italiani a Herat: "Andiamo avanti" La missione italiana in Afghanistan "è molto complessa, articolata": ma anche dopo la morte di quattro alpini in un attentato a est di Farah, "non c’è paura" tra i soldati del nostro contingente. "La reazione è quella del dolore per una perdita che ci ha toccati profondamente, ma le operazione continuano come sempre in tutto il territorio della regione ovest, a guida italiana", ha detto il portavoce del Regional Command West, maggiore Mario Renna, ai microfoni di Skytg24. "Abbiamo delle presenze fisse, ramificate, in modo da consentire un miglior sostegno alle forze afgane nel controllo del territorio. Il rapporto con i civili non è problematico, è positivo", ha aggiunto il portavoce, ricordando che i quattro alpini rimasti uccisi nell’agguato di sabato "erano alla loro prima missione in Afghanistan, ma non alla loro prima missione militare".