Roma operaia e difesa colabrodo doppio rischio per il solito Milan

Riccardo Signori

nostro inviato a Milanello

Abolita la parola scudetto, tutto il resto è lecito. Ieri il Milan ha ravvivato la bandiera brasiliana della sua colonia mettendo a sventolare quella simpatica faccia da gol che risponde al nome di Marcio Amoroso. «Uno che ci ha segnato reti quand’era all’Udinese, al Parma e al Borussia. E allora ci siamo detti: prendiamolo, sennò ci fa gol con qualche altra squadra», ha raccontato Galliani mettendola sull’ironia. O magari svelando l’ultima strategia per evitare troppi problemi a una difesa colabrodo.
Peccato non aver fatto razzia di giocatori anche alla Roma che, per stasera, promette vita dura a Dida e compagnia. Nonostante gli apprezzamenti di Spalletti. «Ancelotti è una grande persona e il suo Milan è l’unica squadra che gioca a calcio in questo campionato». Ieri, invece, lo stato maggiore milanista ha giocato altro calcio, presentando il miglior catenaccio circa dubbi e perplessità recenti. «La nostra difesa è ancora affidabile», ha sostenuto Ancelotti. Salvo dover ammettere: «Poi tireremo i conti a fine stagione, sperando di non essere smentiti». Galliani, invece, dopo aver raccontato dei sogni a cui lo induce il calcio brasiliano («Mi piace il carattere dei giocatori del Brasile, sono solari, sorridono, sono corretti, è gioia veder giocare il Brasile») da qui l’Italia-Brasile a cui è improntato il Milan, ha rispedito il popolo tifoso rossonero nell’inferno della realtà. «A gennaio non compreremo alcun difensore». Accidenti, diranno in tanti, non lo ha convinto nemmeno Berlusconi che stavolta si è schierato dalla parte dei tifosi e della buona nomea della difesa rossonera. Ma lui ha ribattuto, come fosse uno slalomista pronto per le olimpiadi: «Le sue erano parole vere, ma il sottoscritto e Braida ritengono non ci sia sul mercato di gennaio qualcuno che possa migliorare la difesa. Lo cercheremo per la prossima stagione. Insomma non abbiamo trovato un Amoroso anche per la retroguardia». Invece l’Amoroso vero («Sono attaccante, non mezzapunta») sarà pronto nel giro di 10 giorni.
Ed allora tutti con il cappotto, il Milan rischia di fare raggelare o di raffrontarsi pericolosamente con la difesa dell’Inter di qualche anno fa. Ancelotti ne è conscio, nonostante la valanga di gol segnati ad evitare brutte figure. «Certo, non possiamo segnare quattro reti a partita per vincere. Ultimamente abbiamo sofferto meno sulle palle inattive, di più per i gol su azione. La difesa attraversa un momento che ti fa riflettere. Quando gli avversari ti castigano con troppa facilità è un limite». E tra un discorso e l’altro, un elogio di Ancelotti alla Roma («Fa fatica a trovare un’identità, attualmente è povera di attaccanti ma ha fatto buoni risultati con continuità») e una puntualizzazione di Galliani sul tecnico e sulla sua disinformazione circa i giocatori in arrivo («Con Carlo c’è sintonia assoluta e totale, sennò sembra che non lo informiamo»), è rispuntato il sosia del caso Dida, portierone non più saracinesca. Galliani ha informato che, a fine stagione, Abbiati tornerà al Milan. «Poi vedremo». Ancelotti ha chiarito che non bisogna dubitare della bravura del brasiliano. «Ha commesso errori, ma sarebbe l’errore più grave metterne in discussione abilità e qualità. Purtroppo la palla è rotonda e non ha maniglie per prese facili». Però l’idea di rinnovargli il contratto, che scade nel 2007, non è più un pensiero impellente, piuttosto una soluzione da trovare con calma. «Manca ancora un anno e mezzo, c’è tempo», ha concluso Galliani.
Fardelli che il Milan si porta a Roma, dove si affiderà al solito quadrato magico (Kakà, Seedorf, Gilardino, Shevchenko): l’attenderà la necessità di vincere per evitare di sentirsi lontano anni luce dalla Juve. Ieri Ancelotti teorizzava azioni preventive. «Per non commettere sempre errori». Ma pure per bloccare Totti. «È un grande campione, bisogna anticiparlo: può fare di tutto e mi attendo di tutto». Soprattutto se la Roma sarà come la presenta Spalletti: «Meglio provinciale che spocchiosa». Una lama a doppio taglio per i narcisismi e le svagatezze milaniste.