Roma-Pantano: di male in peggio

Daniele Petraroli

Roma-Pantano, la storia infinita. Nonostante le denunce del Giornale la scorsa estate e le successive ammissioni di Met.Ro. sui problemi del trenino dei pendolari, la situazione non è cambiata affatto. E, nell’immediato futuro, rischia persino di peggiorare. La «colpa», in questo caso, è delle imminenti elezioni comunali. È solo politica, infatti, la decisione di prolungare le corse da Grotte Celoni, attuale capolinea, fino a Pantano, da gennaio-febbraio 2006. Una decisione irresponsabile viste le condizioni in cui versa la linea. Una decisione che, a detta di chi su quei vagoni lavora, porterebbe al collasso la ferrovia ex concessa.
Ma facciamo un semplice calcolo. Attualmente la mattina partono dai due capolinea, Laziali da una parte e Grotte Celoni dall’altra, 16 convogli che diventano, dopo le 11, solamente 9. Alle 16,30 se ne aggiungono altri due. In più ve ne sono 2 di riserva da utilizzare in casi di emergenza e che, a volte, non sono realmente funzionanti. Un numero di treni, secondo gli addetti ai lavori, di per sé insufficiente a servire l’enorme flusso di pendolari, stimati da Met.Ro. in 35 mila ogni giorno. Già ora ne servirebbero altri 3-4. Aggiungere altre quattro fermate, fino a Pantano, in queste condizioni, è impensabile. Anche utilizzando a pieno regime tutti i treni, 18-19, le partenze sarebbero rarefatte. Una ogni trenta-quaranta minuti circa. «Senza contare - spiega un macchinista che preferisce mantenere l’anonimato - che in tal modo il convoglio sarebbe già stracolmo alla partenza». Per un servizio decente, dunque, servirebbero, come minimo, 23-24 convogli cui vanno sommati altri due di riserva e un locomotore di emergenza da tenere alla stazione di Grotte Celoni. Solo così i tempi di attesa tra una partenza e l’altra potrebbero ridursi a 6-7 minuti.
Altro problema quello della carenza di personale. Attualmente i macchinisti sono 53, di cui però 2 non guidano poiché reduci da incidenti, e già così in molti sono costretti a doppi turni. Ne mancano, infatti, 8-9. Nel caso in cui l’azienda decida veramente di arrivare a Pantano servirebbero 22-23 assunzioni. Problema analogo per i capistazione. In che modo si è affrontato il problema? Due settimane fa una società ha organizzato una prima prova di selezione per conto di Met.Ro. A breve si terrà un secondo esame, si sceglieranno i vincitori e, dopo le visite mediche, partirà il corso di abilitazione per i macchinisti. Tempo stimato solo per quest’ultimo, 4-6 mesi. Il che significa che, in ogni caso, la riapertura delle nuove quattro stazioni non potrà essere a regime prima di maggio-giugno. Nonostante tutto, però, i vertici di Met.Ro. premono sui lavoratori per poter aumentare i turni inaugurando la nuova tratta in tempo utile per la scadenza elettorale.
Veniamo ora ai problemi di questi giorni. Da qualche giorno il trenino fa capolinea a Porta Maggiore. Le ultime due fermate, Santa Bibiana e Laziali, sono state temporaneamente chiuse a causa di lavori di riammodernamento della linea. In realtà i circa 200 mila euro di finanziamento sono stati tutti utilizzati per sistemare una curva pericolosa all’altezza del Tempietto di Minerva Medica. E anche questa volta le sorprese non mancano. Per prima cosa non sono stati utilizzati materiali fonoassorbenti e antivibrazione nel rifacimento del tracciato ferroviario. Il che significa dover ricominciare da capo anche in quel punto quando si deciderà di mettere a norma l’intera tratta tra Porta Maggiore e Laziali dotandola di dispositivi antirumore. Con un evidente spreco di denaro. Inoltre tre giorni fa è stata rotta una conduttura d'acqua dell’Acea. Risultato la fine dei lavori, prevista inizialmente per il 5 dicembre, slitterà a domani.