Roma-Pantano, prove di chiusura

La notizia è improvvisa e quasi innocua: sono le 20,04 di giovedì sera quando l’ufficio stampa dell’Atac rende noto che sulla Roma-Pantano «per due week-end treni limitati tra Termini e Centocelle». Ma attenzione: gli stop parziali al trenino della Casilina previsti oggi e domani e poi sabato e domenica prossimi, non sono altro che una raccomandata con ricevuta di ritorno, l’assaggio sgradevole del pensionamento che a breve toccherà in sorte alla strada ferrata dei pendolari. A fine giugno, come già anticipato su queste pagine, la tratta esterna al raccordo, 11 fermate in tutto, sarà chiusa per lasciare spazio ai lavori per la Metro C. Mandando in fumo i 135 milioni di euro spesi per rimodernare parte di un percorso inaugurato appena il 1° marzo di due anni fa.
Ancora più clamoroso è che questa mossa, che gode del placet della Regione, proprietaria della linea, sia passata quasi completamente sotto silenzio, nonostante Fabio Desideri, coordinatore regionale della Rosa per l’Italia e vicepresidente della commissione urbanistica del Lazio, l’abbia denunciata per diversi mesi e abbia predisposto persino un’interrogazione urgente. Anzi, come testimonia un ordine di servizio di Met.Ro. del 30 aprile scorso, «i lavori del nuovo “attestamento” sono quasi conclusi» e l’interruzione della tratta da parziale diventerà definitiva.
A pagarne le spese, naturalmente, saranno i migliaia di pendolari costretti a riversarsi sulla già intasata via Casilina per raggiungere il centro di Roma. Con scarse alternative rispetto al mezzo privato. «L’inizio di un calvario», come lo definisce Desideri che a tal proposito si domanda: «È stato elaborato un piano della mobilità per ridurre i disagi? A noi non risulta». Il comunicato di giovedì sera, ripreso dall’agenzia Omniroma alle 20,12 ma ignorato dall’Ansa, pare suffragare questa lettura. Con solerzia, infatti, l’ufficio stampa consiglia ai cittadini di servirsi delle linee di bus 106, 054 e 055 per arrivare a Pantano. Che, però, non saranno potenziate e le frequenze di passaggio di tutte e tre continuerà a oscillare tra i venti minuti (nel migliore dei casi) a un’ora. Chi ne ha titolo ha dunque il dovere di prendere subito dei provvedimenti e di varare in tempo un piano alternativo, pena il collasso. «Sono stati già spesi 135 milioni di euro - rimarca Desideri -. Oltre un terzo, metà se consideriamo i chilometri, della storica ferrovia verrà chiuso. In un altro Paese sarebbero cadute delle teste. Da noi, invece, gli amministratori dei trasporti regionali e comunali dormono sonni tranquilli». Il tutto anche volendo accantonare ogni possibile fame da retroscena o qualsiasi accusa di intempestività nel dare le notizie che pesano, e parecchio, sulla vita quotidiana dei romani.